Chiaroveggenza

Esiste la chiaroveggenza?
A dispetto della mia naturale propensione allo scetticismo, e sorvolando su tutte le previsioni per lo più catastrofistiche dei veggenti più noti, posso con certezza affermarre di sì!

Correva l’anno 2005.
Mollemente adagiata su una sassosa spiaggia della Croazia, godevo del primo caldo estivo insieme ad uno sparuto gruppo di amici. Annoiata dall’immobilità del corpo e della mente, decisi di alzarmi per sondare le acque cristalline e verificarne la temperatura: avevo voglia di nuotare. Con i piedi solleticati dalle onde ed una leggera brezza ad accarezzare la pelle arrossata dal sole, puntai lo sguardo verso l’orizzonte: il mare, scuro e quasi immoto, sembrava richiamarmi a sé come fosse esso sirena ed io marinaio; il cielo, terso e limpido, si faceva liquido in lontananza annullandosi negli abissi; l’aria profumava di salsedine ed era percorsa solo dal lieve suono di una debole risacca. Poi la mia attenzione fu richiamata da una macchia bianca che sembrava sporcare quella tavolozza di azzurri e blu sfumati: era una barca. Le vele calate, i motori fermi, si lasciava cullare dai lenti flutti appagata dalla propria serafica inerzia.
E capii.
Lì l’avrei trovato, tra placidi marosi ed insondabili profondità, tra fasciame eroso dal sale e cime inaridite dal sole, tra vele spiegate al vento e imperscrutabili mondi sommersi. Lì, nell’acqua, avrei trovato l’uomo della mia vita!
Ebbi la stessa intensa sansazione qualche settimana più tardi: in viaggio tra le isole greche, non potevo guardare il mare senza che quel pensiero riaffiorasse prepotente nella mia mente, non potevo osservare un’imbarcazione senza che quello strano convincimento dall’anima tornasse a sbigottire i sensi.

A ottobre mi iscrissi ad un corso di patente nautica.
A ottobre Lui, che a quello stesso corso si era iscritto, ma in ritardo, fu avvertito che avrebbe dovuto rimandarlo all’anno successivo.

A febbraio 2006 mi iscrissi al mio primo corso di subacquea, lo stesso corso -e con la stessa società sportiva- che Lui aveva già seguito molti anni prima.

A novembre 2007 iniziai il terzo corso di subacquea.
A novembre 2007 Lui, che per tanti anni aveva abbandonato le immesioni, si iscrisse a quello stesso corso.

A giugno 2008 vivevamo già insieme.

Beh, certo…ho dovuto inseguirlo un po’…però la mia premonizione era giusta! :)

Recycling

Lo ammetto: non sono una sfegatata sostenitrice dell’eco-mania. Non uso pannolini lavabili per Gian Burrasca, non mi sono ancora del tutto chiare le leggi che sottendono alla raccolta differenziata, non riesco tutt’ora a riconoscere i vari cassonetti semplicemente guardandone il colore.
Nel mio piccolo, però, cerco di fare quel che posso per partecipare attivamente al movimento “recycling” tanto caro alla nostra società sommersa dai rifiuti.
Tra queste cose vi è, ovviamente, il riutilizzo delle buste della spesa. È questa una cosa che ho sempre fatto, fin da quando ancora il problema dell’eccesso di pattume non era percepito dalla collettività. Semplicemente ritenevo fosse uno spreco non riutilizzare un sacchetto che, dopo aver trasportato degli oggetti, era ancora in grado di contenerne gli scarti.
Negli ultimi anni, però, qualcosa è cambiato: i cari vecchi shopper in plastica sono stati sostituiti da borse in un materiale biodegradabile talmente impalpabile e delicato che inizia a decomporsi non appena viene riempito con la spesa. “Riempito”, ovviamente, è un eufemismo visto che, per paura che si autodistrugga prima ancora che si sia riusciti ad arrivare a casa, si tende a prenderne molti per caricarli di meno.
E qui, prima di procedere, vorrei lanciare un appello ai supermercati: dal momento che le buste si pagano, e tanto, e visto che oltretutto recano il nome del negozio nel quale si sono acquistate…beh…almeno investite un po’ di denaro in una ricerca che le renda un po’ più resistenti!!!

MATTINA, ORE 8:30

Con i minuti contati e Gian Burrasca che scorrazza selvaggiamente per la casa al grido “NO GIACCA! NO CAPPELLO! NO SCIAPPAAA!!!”, io e Lui ci prepariamo ad uscire. Dal momento che il piccolo ha deciso di “liberarsi di un peso” proprio pochi minuti prima della partenza, decido di buttare direttamente il pannolino sporco nell’immondizia e di eliminare tutto anziché scafandrare la cosa nell’apposito micro-sacchetto anti-puzza.
Procedo quindi a prelevare la busta dal contenitore per chiuderla e portarla via.

busta: STRAAAK!!!
io: …MA PORK!!!
Lui: (accorrendo preoccupato) che succede?
busta: (disfatta e soddisfatta di aver seminato tutto il proprio contenuto tra bidoncino e pavimento) …
io: …
Lui: …OOOKKEIII! Io porto Gian Burrasca all’asilo…Ci vediamo tra…diciamo…mezz’ora?
io: SIGH!!!

Il colmo per un terremoto…

Ieri notte, nella fase semi-catatonica che precede il sonno, il letto ha cominciato a tremare. Il primo pensiero è stato “Sto sognando!”; il secondo, dopo essermi resa conto che ancora non dormivo, è stato “Ma che sta combinando Lui? Perché scuote il letto?”; il terzo, dopo essermi accorta che Lui era accanto a me, “AAAH…è il terremoto!”. Dopodiché mi sono girata dall’altro lato e sono tornata al mio letargo notturno, mentre il povero Lui, non preoccupato ma ormai completamente sveglio, ha cominciato a vagare per la casa alla ricerca del sonno perduto. Tengo a specificare che non sono un’incosciente, né un’impavida…semplicemente i terremoti non hanno mai suscitato in me alcuna reazione. E questo certamente per il fatto che non mi sono mai trovata a dover affrontare situazioni particolarmente drammatiche!

Questa mattina attendevo a casa il ritorno di Lui che aveva accompagnato Gian Burrasca all’asilo…il perché non fossi con lui sarà svelato nel prossimo post… Non avendo nulla da fare inizio a scartabellare qualche pagina virtuale sull’i-Pad alla ricerca di informazioni sul terremoto notturno.
Ad un tratto sussulto sentendo scivolare un soprammobile posto in equilibrio precario sulla libreria: “…sapevo che prima o poi sarebbe caduto…”
Poi vedo muoversi impercettibilmente le macchinine che Gian Burrasca ha sparpagliato disordinatamente su tutto il pavimento del soggiorno: “…vanno al loro posto…con la sola forza del pensiero…sto diventando telecinetica!!!”
Poi sento martellare contro la parete esterna: “…ma chi è che si mette ad attaccare chiodi a quest’ora del mattino?…E soprattutto come mai li attacca sul muro del nostro poggiolo???”
A quel punto mi rendo finalmente conto che sono in pieno terremoto: sento vibrare piatti e bicchieri in cucina, odo i lievi colpi secchi dei mobili contro le pareti, guardo le automobiline vagare lente sul tappeto, osservo il vaso dei gattici vibrare punteggiando le mattonelle di soffici gemme pelose, controllo che a Tweety, il nostro canarino, non venga un infarto sentendo vacillare la sua gabbietta.

Ok…finto.
Certo che è proprio il colmo avvertire un terremoto mentre si legge di un altro!!!

Bustier e Guêpière

Come si sarà già evinto dal post di Lui di ieri, io ho una vera passione (leggi: mania) per la biancheria intima. Sempre ed esclusivamente in completo, perché in me subentra una sorta di malessere fisico al solo pensiero di indossare mutandine diverse dal reggiseno. E senza nulla voler togliere alla ovvia comodità degli indumenti che “non stringono, non stressano”, personalmente preferisco quelli forse un po’ meno comodi ma esteticamente più gradevoli.

Questo mio voluttuoso interesse ha radici antiche. Ricordo infatti la mia emozione quando, presa la fatidica decisione di iniziare ad indossare il reggipetto, mi addentrai per la prima volta in un negozio di lingerie: mi ritrovai catapultata in un meraviglioso universo di perizomi e slip, tanga e brasiliane, culottes e body, per non parlare di tutte le varie tipologie di reggiseni. E mentre mi aggiravo sognante in questa oasi di bambagia ornata di pizzi e merletti, la mia attenzione fu calamitata verso degli “oggetti” tanto superbi quanto irraggiungibili: bustier e guêpière. Dico irraggiungibili perché mia madre, accortasi della mia preoccupante propensione, mi trascinò istantaneamente via da quel luogo, con la magra consolazione di 3 graziosi completini in cotone stampato a fiorellini.

Molti anni sono passati da allora, ed appena una certa autonomia finanziaria me l’ha permesso, ho iniziato la mia “collezione”. Che non è fine a se stessa, ma che amo indossare e mostrare…non perché sia solita spogliarmi dove mi capita, ma perché, con dei piccoli accorgimenti, ho trasformato quei capi in qualcosa di meno “intimo”…molto prima che lo facessero certi grandi stilisti.

La mia icona? Dita von Teese, ovviamente…come non adorare lei e tutto lo sfacciato e seducente mondo del Burlesque?

Lei e i suoi bras!

Ok Lei vede il post di una amica sui reggiseni. Questa a sua volta risponde alla sfida dell’amica su quanti reggiseni hanno! E chi la ferma più! …se qualcosa non manca in questa casa è l’intimo! E chi si lamenta beninteso! Comunque sfida vinta da Lei…e adesso perderà la prossima ora a rimettere tutto ordinatamente (per non dire puntigliosamente) a posto nel cassetto…

p.s. tutti completi ovviamente!

Succo!

Gian Burrasca è un tipetto assai ostinato: se si mette in testa una cosa proprio non c’è verso di fargli cambiare idea o distrarlo dal suo proposito.

Sabato pomeriggio io e Lui decidiamo di portare Gian Burrasca e Pippi, la primogenita di Lui, a godersi un po’ di neve.
Dopo aver spinto Furgoncino (la nostra auto, così chiamata sia in memoria del vecchio mezzo ormai in pensione, sia per le considerevoli dimensioni) su e giù per monti e valli accompagnati da una vocina che continuava a gridare “GUADDA! NEVE! BELLA NEVE!!!”, finalmente ci fermiamo nei pressi di un piccolo comprensorio di piste da sci nei pressi del lago di Carezza.
Giornata meravigliosa, sole splendente, alberi carichi di una neve leggera ed impalpabile che scivolava dai rami spolverandoci di bianco, un manto candido e soffice ancora immacolato e pronto a farsi segnare e disegnare, un silenzio ed una pace che solo le montagne sanno regalare.
Come era prevedibile, Gian Burrasca si tuffa nel bianco affascinato da tutto quel morbido bagliore di cristalli. Dopo aver arrancato per un po’, individua una serie di slittini dalle tipologie più disparate (dal bob allo snow scooter, dalla slitta  tradizionale allo pseudo pneumatico…) e decide di provarli tutti, facendosi trascinare qua e là da una pazientissima Pippi. Adocchia infine un gruppo di casette di plastica che, ovviamente, stabilisce di esplorare e conquistare al grido “CASEEETTAAA!!!”

Risultato: dopo un’oretta circa Gian Burrasca è fradicio ed infreddolito.
Decidiamo quindi di rifugiarci in un après-ski per bere qualcosa e riscaldarci un po’.

barista: buonasera…cosa posso portarvi?
Lui: 2 bombardini, una cioccolata normale ed una piccola…
barista: perfetto!
Gian Burrasca: …succo!
io: tesoro…adesso arriva la cioccolata…buona, calda…ok?
Gian Burrasca: …succo!
io: …

Dopo un po’ torna il barista con le nostre ordinazioni…

barista: ecco a voi…2 bombardini, una cioccolata grande ed una piccola!
Gian Burrasca: …succo!
io: cucciolo…guarda…la cioccolata, come quella di Pippi!
Gian Burrasca (indicando il bombardino di Lui): succo!!!
io: no tesoro, quello non è succo!
Gian Burrasca (guardando ostinatamente il bombardino di Lui): suuuccooo!!!
io: no amore, quella è una cosa per adulti…
Gian Burrasca: SUUUCCOOO!
Lui: ma no, cucciolo, è cattiva, davvero, è una cosa per grandi…
Gian Burrasca: S-U-C-C-O!
io: NO! Tu hai la cioccolata! Quello non è per te!
Gian Burrasca: …

Finalmente il barista ci aiuta ad uscire da quell’empasse portandoci un piattino di dolcetti fatti in casa che sembrano distrarre Gian Burrasca dal sua ossessione.
Io mi perdo per un attimo a dissertare con Lui circa i gusti musicali dei popoli germanofoni, dal momento che il locale risuona delle note di vecchi successi italiani anni ’80 reinterpretati in lingua tedesca.
Quando mi giro per osservare nuovamente Gian Burrasca lo vedo completamente disteso sul tavolo sul punto di ghermire il bombardino. Resosi conto di essere stato colto in flagrante, sfodera uno dei suoi sorrisi più innocenti…

Gian Burrasca: …succo?
barista: il piccolo ha un futuro, eh?
io: …

P.S.: Pippi sta per Pippi Calzelunghe…visto che qui non usiamo i nostri veri nomi…

Fine del mondo…inizia con la fine della libertà! Chiude Megaupload!

Premetto che sono contro la pirateria, anche se sarebbe da discutere su chi è il vero “pirata”, chi copia o le case discografiche che ci mangiano anche troppo! Ma le leggi vanno rispettate…oppure cambiate!

Posto questa imagine perché rappresenta secondo me l’inizio di un brutto periodo. Troppo facile chiudere un sito! Un po’ come se, per evitare che qualcuno corra troppo, dovessero chiudere le autostrade!

Qui si fanno solo gli interessi di pochi danarosi grandi colossi!

Non ho mai usato Megaupload però è un discorso di principio!

Costa Crociere…Costa Concordia…sempre peggio!

Qualche giorno fa mi ponevo in un post delle domande senza risposta sulla tragedia di Costa Concordia.

Oggi leggo sul Corriere online le dichiarazioni dell’AD di Costa Crociere che paiono delle risposte a quelle domande.

Evidentemente il fatto di pararsi il didietro gli sarà stato consigliato da qualche bravo avvocato.
Ma al di là delle ovvietà mi convinco sempre di più che i veri colpevoli sono proprio loro, ovvero Costa Crociere.
Non mi ritengo un ambientalista ma l’idea di fare insulse crociere su mega baracconi da circo sinceramente non la ho mai capita né ho mai avuto il desiderio di farle.
Il problema è che questi mega baracconi da crociera consumano, inquinano e soprattutto non aggiungono nulla né a livello emozionale né culturale.
Un po’ come quelli che vanno in posti esotici nei resort…senza mettere il naso fuori. Che sia Italia, Egitto, Grecia o chissà dove, i villaggi sono sempre quelli, stesso format…stessa miseria.
E lo dico perché lo so dato che, facendo immersioni, sono una comoda base d’appoggio.
Ma le Crociere proprio non le capisco…ecco magari una crociera al polo nord o sul Nilo…su una barca a vela però!
Secondo me gli svantaggi e i rischi ambientali di una nave da crociera sono talmente alti che quantomeno le società dovrebbero assumersene tutte le responsabilità e non come “viscidamente” ha fatto Costa scaricare tutto su Schettino e per giunta poi abbandonarlo alla gogna mediatica!
Facile dire adesso, come sta facendo Costa, belle frasi di impatto! Lo sapevate anche prima e lo avete sempre saputo.
Il conto da pagare arriva sempre, prima o poi…ma arriva!

P.s.
Continua a non essermi chiaro perchè radio e televisione facciano riferimento alla nave come “nave Concordia” e non con il suo vero nome “Costa Concordia”! Lo avevo notato su Radio Rai e ora anche su Sky Tg24. Che forse gli interessi economici (leggi pubblicità) abbiano fatto pressione per non infangare il nome di Costa Crociere?
Tra un po’ la sentiremo chiamare con il nome di nave Schettino.
Mah fortuna che c’è la fine del mondo e tutto questo schifo presto finirà!

Porte e portoni

Mia nonna diceva spesso: “Ricordati sempre: si chiude una porta, si apre un portone.”

Era una frase che di solito seguiva un mio pianto disperato o un sonoro brontolamento dopo che qualche mio grande progetto di bimba era miseramente fallito (ad es. quando a 5 anni, dopo aver letto un libro di avventure, provai a costruire una macchina del tempo) o dopo che qualche mia speranza si era rivelata una semplice illusione (cosa questa tipica delle prime “cotte” infantili). All’epoca non capivo cosa intendesse e quella frase non faceva che aumentare la mia frustrazione. Ma mia nonna era lungimirante, e con l’avanzare dell’età e con la progressiva presa di coscienza della realtà, quelle parole mi si rivelarono finalmente in tutta la loro semplice saggezza.

Quando qualcosa non va secondo le aspettative, il cuore e la mente vengono invasi da sentimenti forti e contrastanti: rabbia, sconforto, paura talvolta. E queste sensazioni sono tanto più profonde, cocenti e devastanti quanto maggiore era l’importanza di quella cosa e la speranza che nella sua riuscita si era riposta. E, quando subentra la delusione -o la disillusione-, prima di riuscire a rimuovere e superare si perde inutilmente tempo a guardarsi indietro analizzando i fatti e cruogiolandosi in rimorsi e rimpianti.
Ma quella “porta”, sia che si sia chiusa per caso, sia che ci sia stata sbattuta sul naso, sia che sia stata serrata per nostra stessa scelta, è comunque chiusa e fa quindi parte del passato. E per quanto buia possa apparire la “stanza” nella quale ci si trova subito dopo, un’altra porta da aprire ci sarà sempre…e forse anche un portone. E, quando quella porta o quel portone si saranno finalmente dischiusi rivelando la nuova realtà che dietro di essi si celava, potrebbe anche capitare di guardarsi alle spalle e scoprire che i battenti sui quali tante illusioni si erano costruite non erano altro che un vecchio cancello rugginoso dietro il quale avevamo rischiato di restare intrappolati.

Io ed il mio Portone siamo molto felici… :)

P.S.: questo post è dedicato ad un amico che ha appena chiuso una porta. ;)