Arti e mestieri

VENERDÌ, ORE 8:00

Io e Gian Burrasca ci stiamo preparando ad uscire per raggiungere l’asilo. Lo infagotto in piumino, sciarpa e cappello, mi metto il cappotto, mi avvolgo nella sciarpa, quindi mi infilo un basco.

Gian Burrasca (guardandomi sorpreso): ?
io (indossando i guanti): che c’è tesoro?
Gian Burrasca (indicando incuriosito la mia testa): ma quello è un cappello da pittore!
io (sorridendogli benevola): no tesoro… è un basco!
Gian Burrasca (continuando ad additarmi): no! È un cappello da pittore!
io (sospingendolo fuori dalla porta): sì amore… lo usano anche i pittori. Ma è solo un tipo di cappello!

Prendiamo l’ascensore… Gian Burrasca seguita a scrutarmi dubbioso.
Usciamo dal portone… lui persevera a fissarmi con una certa diffidenza.
Procediamo lungo la stradina d’accesso… il piccolo mi soppesa con lo sguardo.
Quando raggiungiamo le scale che conducono alla strada, si pianta sul primo gradino puntando il ditino verso il mio cappello.

Gian Burrasca: tu non puoi mettere quel cappello!
io: e perché?
Gian Burrasca: perché tu non sei un pittore! Sei una mamma!!!
io: …

Passaporto

Se tutto va bene, mancano ormai solo 9 giorni alla partenza per il sospirato viaggio di nozze. Così ieri pomeriggio, per evitare di arrivare in aeroporto e scoprire di non poter partire, sono andata a controllare la data di scadenza dei Passaporti.
Nel cassetto, insieme al mio e a quello di Lui, ho trovato anche quello di Gian Burrasca. Guardandolo, non sono riuscita a trattenere un sorriso pensando a quando l’abbiamo fatto.

GENNAIO 2011, ORE 9:00

Dopo un anno all’asciutto, tra gravidanza e primi mesi di vita del pargolo, io e Lui abbiamo deciso di tornare finalmente in acqua. E quale luogo migliore, per riprendere, del’”Acquario di Allah”?
Ovviamente Gian Burrasca, con il seguito di nonni-sitter al completo, viene con noi.
Ci rechiamo quindi in Questura per far fare la Carta d’Identità valida per l’espatrio.

io (restando speranzosa in piedi): buongiorno.
Lui (accomodandosi in previsione dei famigerati tempi burocratici): buongiorno.
poliziotto (lanciandoci un’occhiata al di là di uno spesso vetro): buongiorno…
io: avremmo bisogno di una Carta d’Identità valida per l’espatrio per nostro figlio.
Lui: …
poliziotto: quanti anni ha?
io: 4 mesi…
Lui: …
poliziotto: e dove dovete andare?
io (sorridendo entusiasta): EGITTO!
Lui: …
poliziotto: allora non basta la Carta d’Identità… serve il Passaporto.
io (interdetta): …il Passaporto?
Lui: ?
poliziotto: sì… il Passaporto.

Dopo averci dato l’elenco dei documenti richiesti, fotografie in formato fototessera comprese, ci congeda.
Torniamo dopo qualche giorno dopo con tutto il necessario.

io (sedendomi): buongiorno.
Lui (facendo altrettanto): buongiorno.
poliziotto (lo stesso della volta precedente): buongiorno…
io: dovremmo fare il Passaporto per nostro figlio.
Lui: …
poliziotto: va bene… potete darmi tutti i documenti e le fotografie?
io (allungandogli un pacchetto): ecco!
Lui: …
poliziotto (estraendo il tutto e iniziando a guardare scetticamente le fototessere): …
io: …
Lui: …
poliziotto (restituendoci le immagini): no… queste non vanno bene…
io (riprendendole e guardando la faccetta furba di Gian Burrasca): ah no?
Lui (contrariato dal fatto che siano state messe in dubbio le sue capacità di fotografo): e perché scusi?
poliziotto: perché il fondo deve essere perfettamente bianco…
io: …
Lui: …
poliziotto: il soggetto deve essere serio…
io (“soggetto?!?”): !
Lui: !
poliziotto: e soprattutto deve guardare bene di fronte a sé!
io: !!!
Lui: !!!
poliziotto: …
io: mi scusi… ma il bambino ha solo 4 mesi… non è che sia proprio facile fotografarlo seguendo tutte queste regole!
Lui: non è che ancora si regge dritto contro un muro per avere il fondo bianco!
poliziotto: non so che dirvi… queste non vanno…
io: certo che…
Lui (terminando la mia frase): …almeno potreste scriverle ben chiare da qualche parte certe regole! Così la gente eviterebbe di perdere tempo a vuoto!
poliziotto: …

Dopo vari tentativi fallimentari, riusciamo finalmente a far sdraiare Gian Burrasca su un tappeto di fogli bianchi, a fargli assumere un’espressione che, più che seria, sembra a metà tra lo sbigottito e il sarcastico, e a farlo restare in quella posizione per il tempo sufficiente a scattare qualche primo piano.
Torniamo in Questura.

io (accasciandomi sulla sedia): buongiorno.
Lui (sedendosi rigido, braccia conserte, pronto allo scontro): buongiorno.
poliziotto (ancora lui): buongiorno…
io: siamo qui per Passaporto di nostro figlio.
Lui: …
poliziotto: va bene… mi date i doc…
io (passandogli tutto dalla fessura sotto il vetro prima ancora che termini la frase): ecco!
Lui: …
poliziotto (dopo aver controllato tutto): va bene… avrei bisogno di qualche altro dato…
io (tirando un sospiro di sollievo): va bene…
Lui (rilassandosi): …
poliziotto: colore degli occhi?
io: ehm… beh… non si sa…
Lui: …
poliziotto: mi scusi signora… lei non sa il colore degli occhi di suo figlio???
io (indispettita): non è questo… è che il colore si definisce solo dopo il sesto mese di vita! Per il momento sono grigi! Scriva grigi!
Lui: …
poliziotto: …non c’è grigi…
io: …
Lui: …
poliziotto: …c’è solo blu, verdi, marroni, neri…
io: …ma lui non li ha di nessuno di quei colori! E io non sono una veggente per sapere come li avrà!
Lui: !
poliziotto: …vabbè! …Mettiamo neri!
io: !!!
Lui: !!!
poliziotto (proseguendo imperterrito): altezza?
io: altezza???
Lui: ???
poliziotto: sì… in piedi… quanto è alto?
io (trattenendo a stento una risata sardonica): “sdraiato”… perché in piedi ancora non si regge… è 64 cm…
Lui: …
poliziotto (finendo di prendere i suoi appunti): va bene… passate a ritirarlo tra qualche giorno…
io (alzandomi): mi scusi… quale sarà la validità del Passaporto?
Lui: …
poliziotto: 3 anni.
io (allibita): 3 ANNI? Ma… tra qualche mese i dati che ha scritto non saranno già più validi! E poi… mi scusi… ma che senso ha mettere la fototessera? Con la velocità con cui cambiano i bambini tra qualche settimana sarà già irriconoscibile!
Lui (ridendo ormai sotto i baffi dopo tutto quel siparietto): …
poliziotto: beh… ma quanto vuole che cambi una persona in soli 3 anni?
io: !!!
Lui: …

Sensori

Dal lunedì al venerdì la mia sveglia suona alle 5:30 in modo che io riesca a trascinarmi giù dalle brande alle 6:00. Dopodiché preparo il caffè, faccio colazione, mi faccio la doccia, metto un po’ d’ordine in casa. Alle 7:00 vado a svegliare Gian Burrasca che, il più delle volta a fatica, si fa trasportare fuori dal letto per essere rifocillato, lavato e approntato.
Il sabato e la domenica sono invece giornate consacrare al riposo, senza sveglie, senza doveri, senza routine, senza orari.
…Mi correggo… non “sono”… “sarebbero”…

SABATO MATTINA, ORE 6:00

io: zzzzzzzzzzzz
Lui: zzzzzzzzzzzz
Gian Burrasca (dalla sua stanza): mamma!
io: zzz… zz… z
Lui: zzzzzzzzzzzz
Gian Burrasca (con voce già alterata): MAMMA!
io: …
Lui: zzzzzzzzzzzz
Gian Burrasca (con tono da catastrofe imminente): MAAAMMAAA!!!
io (strisciando fuori dalle coperte): arrivo…
Lui: zzzzzzzzzzzz
Gian Burrasca (alzando ancora i decibel): M A A A A A M M A A A A A!!!
io (scapicollandomi per evitare che svegli anche i vicini): arrivo arrivo… non gridare…
Lui: zzzzzzzzzzzz
Gian Burrasca (guardandomi sorridente appena faccio capolino dalla porta): mamma… io sono svegliato!
io: …
Lui: zzzzzzzzzzzz
Gian Burrasca (arzillo come un grillo): mamma… io voglio andare di là!
io (con aria supplichevole): tesoro… è ancora notte… perché non cerchi di fare un altro po’ di nanna?
Lui: zzzzzzzzzzzz
Gian Burrasca (piantandomi il musetto): …ma… io sono svegliato!
io: …ma io no!
Lui: zzzzzzzzzzzz

Dopo avergli fatto una carezza e averlo convinto a rimettersi giù, torno a letto.

ORE 6:00

io: zzz
Lui: zzzzzzzzzzzz
Gian Burrasca: MAMMA!
io: …
Lui: zzz… zz… z…
Gian Burrasca: MAAAMMAAA!!!
io (rassegnata): arrivo…
Lui: …
Gian Burrasca (vedendomi spuntare dal corridoio): mamma… adesso non è più notte!
io: …

Prendo in braccio il pargolo, lo trasporto sul divano, poi torno in camera per infilarmi nella tutona da casa.

Lui: che succede?
io: il “sensore di giorno festivo” di Gian Burrasca ha colpito ancora…
Lui: ma perché non gli accendi un cartone animato e non torni qui?
io: … :) …

Torno in soggiorno, accendo la tv, scelgo un bel cartone, poi torno per affondare tra le braccia di Morfeo e… di Lui.

ORE 7:00

io (che ovviamente ormai sono sveglia, ma abbandonata alla pigrizia): …
Lui: zzz
Gian Burrasca (entrando quatto quatto in camera): …
io (percependo la sua presenza e fingendo di dormire): …
Lui: …
Gian Burrasca (salendo sul letto e piazzandosi esattamente di fronte alla mia faccia): mamma…
io (ignorandolo): …
Lui: …
Gian Burrasca (aprendomi aprendomi un occhio con le dita): mamma? Sei sveglia?
io: !!!
Lui: …
Gian Burrasca (spalancandomi a forza anche l’altro per controllare meglio): ALLORA? SEI SVEGLIA?
io: BUHUAAA!!!
Lui: tesoro… guarda che è ancora buio… perché non lasci riposare un po’ mamma e papà che sono tanto stanchi?
Gian Burrasca (saltando allegramente giù dal letto e correndo ad accendere tutte le luci): no… non è buio… vedi?
io: …
Lui: !!!

Questione di ruoli 2

MATTINA, ORE 7:30

Gian Burrasca sta finendo di prepararsi per andare all’asilo. Al momento di lavarsi i denti, però, inizia a piagnucolare.

Gian Burrasca (aprendo i rubinetti… delle lacrime): BHUAAAAAAAAA!!!
io (cercando di mantenere la calma nonostante la fretta): dai tesoro… smetti di piagnottare e vieni a lavarti.
Gian Burrasca (sempre più lagnoso): BHUAAAAAAAAA!!! AAAH!!!
io (tentando di infilargli lo spazzolino in bocca): dai cucciolo… lo sai che bisogna lavare i dentini!
Gian Burrasca (continuando a gemere): BHUAAAAAAAAA!!! BHUAAAAAAAAA!!!
io (piuttosto spazientita): ma si può sapere cos’hai da mugolare?
Gian Burrasca (ostinandosi nella sua lamentazione): MA… IO… IO… BHUAAAAAAAAA!!!
io (ormai ai limiti dell’insofferenza): allora? Mi spieghi?
Gian Burrasca (rasentando la disperazione): MA… MA… MA… MA IO… BHUAAAAAAAAA!!!
io (cercando di sdrammatizzare la situazione facendogli il verso): allora frigno anch’io… BHUAAAAAAAAA!!!
Gian Burrasca (interdetto, ma mantenendo l’atteggiamento angosciato): …AAAAAAAAAH!
io (ostinata): BHUAAAAAAAAA!!!
Gian Burrasca (indispettito): …
io: …
Gian Burrasca (guardandomi con aria di rimprovero): ma… tu non puoi frignare!!!
io: e perché?
Gian Burrasca: perché tu sei una mamma!!!
io: e allora?
Gian Burrasca: le mamme non possono frignare!!!
io: …

Questione di sicurezza 2

POMERIGGIO, ORE 17:00

Dopo averlo preso dall’asilo, porto Gian Burrasca nel piccolo parco giochi che è proprio lì vicino. Dopo aver parcheggiato il passeggino, sguinzaglio il pargolo tra altalene, scivoli, dondoli, casette di legno e… buche della sabbia. Proprio mentre si sta rotolando in una di queste insieme ad altri bambini, vedo una mamma che corre atterrita a raccattare la figlioletta che si è appena unita al gruppo.

mamma (urlando ai limiti della crisi isterica): NO!!! ESCI SUBITO DI LÌ!!! È PERICOLOSISSIMO!!! CI HANNO TROVATO DELLE SIRINGHE!!!
bambina (facendosi controvoglia trascinare fuori dalla sabbia): BUHUAAAAA!!!

Molto turbata dalla scena, chiedo delucidazioni alla mamma urlante che, per fortuna, ha recuperato il suo aplomb non appena la piccola ha lasciato la sua postazione. Mi spiega che, un po’ di tempo prima, sono state trovate delle siringhe sepolte sotto la sabbia, che è stata avvertita la polizia e che, per tutta risposta, è stato detto al gruppetto di mamme di fare attenzione ai bambini perché la situazione non può, purtroppo, essere tenuta costantemente sotto controllo dalle forze dell’ordine.
Ancora più preoccupata, mi affretto verso la buca per recuperare Gian Burrasca.
Accanto a lui ci sono un paio di bimbetti con le rispettive mamme.

mamma 1 (rivolgendosi a me): guardi… stia pure tranquilla e lasci giocare il bambino…
io: ma… non è vera la storia delle siringhe?
mamma 2: oh… sì… certamente! Ma cosa vuole che sia… tutt’al più i bambini le dissotterrano con le palette e può recuperarle lei senza nessun problema!
io: !!!

P.S.: cercasi, taglia 3/4 anni, divisa da… artificiere!!!

Tu chiamale se vuoi… emozioni

Facciamo un salto indietro nel tempo…

Premessa: Lui ha smesso di fumare e, avendo messo su qualche chilo di troppo, ha deciso di fare -ed io con lui- una dieta rigida e, soprattutto, mortalmente noiosa. Dieta che, ovviamente, sarà ignorata il giorno del matrimonio in cui, oltre al canonico pranzo coi parenti, ci concederemo una cenetta a base di uno dei piatti che più ci mancano…

SERA, A POCHI GIORNI DAL MATRIMONIO

Io e Lui siamo acciambellati sul divano a godere di un po’ di meritato riposo dagli ultimi impegni pre-matrimoniali.

io (avvinghiandomi felice al suo braccio): tesoro? Ma non sei emozionato?
Lui (sorridendomi, quasi commosso): sì! Tanto!
io (stringendolo ancora di più): tra qualche giorno… CI SPOSIAMO!!!
Lui (con lo sguardo perso nel vuoto): tra qualche giorno… MANGERÒ UNA PIZZA!!!
io: !!!

My name is…

IERI, ORE 18:30

Gian Burrasca è in bagno intento a lavarsi le manine. Dopo qualche minuto, vedendo che le abluzioni si sono trasformate in gioco, cerco di richiamare la sua attenzione.

io: amore… hai finito?
Gian Burrasca (chiudendo l’acqua): io non sono un “Amore”!
io (sorpresa): ah no?
Gian Burrasca (asciugandosi): no! Papà è il tuo “Amore”!
io: va bene cucciolo. E te? Come devo chiamarti?
Gian Burrasca: mi devi chiamare “Stella”!
io: va bene tesoro…
Gian Burrasca: no tesoro! Il mio nome è Stella! Solo Stella!
io: …