Incubi

MATTINA, ORE 6:00

Gian Burrasca (con vocina da pianto): BUAAAH! SIG!!!
io (nel dormiveglia): …ma che…
Gian Burrasca (con vocina lamentosa e indispettita): BUAAAH! NO!!!
io (rendendomi conto che non è sveglio, ma sta parlando nel sonno): …
Gian Burrasca (con voce sempre più infastidita e contrariata): NO NO NO!!!
io: …???…
Gian Burrasca (con tono decisamente adirato e perentorio): NONONO!!! È MIO I-PAD!!!
io: …!!!…

Chiaroveggenza 2

DOMENICA, ORE 19:00

Lui: tesoro… è pronto in tavola!
io: ok… arrivo subito!
Lui: tesoro… che ne diresti se martedì sera, visto che è San Valentino, andassimo fuori a cena solo io e te in un posto elegante e romantico?
io: MAGARI!!!
Lui: d’accordo allora!
io: …non vedo l’ora, amore!!!

outfit previsto

dress: Kenzo
shoes: Pollini
clutch: Coccinelle

…mmmh… chissà perché ho la sensazione che non indosserò questo outfit… ma no, non vedo proprio perché non dovrei!!!

LUNEDÌ, ORE 7:30

io (in bagno, intenta a cercare di vestire Gian Burrasca): tesoro… come sei caldo! Mmmh… meglio che ti misuri la febbre, eh?
Gian Burrasca: NO, TEMMOMETO NO!!!
io: e se ti canto la canzoncina dei pirati?
Gian Burrasca: PIATI PIATI!!!
io: O…o…issa! O… o… issa!
Gian Burrasca: …issa!
termometro: 36.5
io: corre i mari il brigantino, il capitano è con l’uncino…
Gian Burrasca: …cino!
termometro: 37
io: lungo i mari è conosciuto, è il veliero più temuto!
Gian Burrasca: …muto!
termometro: 37.5
io: cento attacchi, cento imprese, assaltiam la flotta inglese…
Gian Burrasca: …ese!
termometro: 38
io: funi e vele lacerate, scoppi, grida e cannonate!
Gian Burrasca: …ate!
termometro: 38.5
io: nuova rotta, nuova preda, non c’è flotta che non ceda…
Gian Burrasca: …ceda!
termometro: 39
io: il bottino dividiamo, la canzone poi cantiaaamooo…
Gian Burrasca: …aaamooo
termometro: 39.1…bip bip bip!!!
io: !!!
Gian Burrasca: …ANCOAAA!!! ANCOA PIATI!!!

MARTEDÌ, ORE 19:00

Lui: tesoro… è pronto in tavola!
io: ok… arrivo subito!

outfit indossato

pants: OVS
pile: OVS
socks: Calzedonia

P.S.: la grigliata di carne mista preparata dal mio chef, però, era davvero insuperabile!!! ;)

Happy Valentine’s day!

Questo, in teoria, vista l’ormai vicina fine del mondo, dovrebbe essere l’ultimo San Valentino della storia. Volevo qualcosa di adatto all’occasione… e credo proprio di averlo trovato! ;)

Buon San Valentino… :)

GIUDIZIO DIVINO
(da “12 delitti perfetti”, di D. Hexe)

L’uomo accese il computer. Poi aspettò che la connessione ad Internet fosse attiva. Digitò sulla tastiera il nome di un sito di chat…attese…poi digitò il proprio nick, Neat, ed una password…attese ancora. In breve fu all’interno di una stanza di conversazione. Scorse rapidamente i nomi delle donne collegate in quel momento. Uno in particolare attirò la sua attenzione: Lilith. Secondo la tradizione essa era il demone femminile portatore di disgrazia, malattia e morte, una strega adultera e lussuriosa. Nella realtà a quel nome corrispondeva l’immagine di una bella ragazza con lunghi capelli neri, grandi occhi verdi ed un viso sfrontato ornato da un sorriso impertinente. Indossava una maglietta trasparente che poco lasciava alla fantasia, e la sua figura formosa si stagliava netta e prepotente contro un meraviglioso tramonto sul mare. La sua descrizione si limitava ad una frase di Oscar Wilde: “L’unico modo per resistere alle tentazioni, è cedervi.” Intrigante.
“Lilith…che nome diabolico…”
“Esatto! Quindi attento a te! Scherzo ovviamente. Ciao…Neat?…Sbaglio o vuol dire ‘pulito’? Beh…buon per te! Io mi chiamo Diana…e tu?”
“Diana…come la dea della caccia! Io invece sono Max!”

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Conseguenze

OGGI, ORE 13:15, UFFICIO

Seduta alla mia scrivania, naso dolorante, labbro spaccato e gonfio, pancia mezza ustionata, cerco di lavorare. La mia testa risuona ancora della rigida vibrazione del vetro contro la faccia. Mi sento completamente intontita.
Squilla il telefono.

io: sì pronto?
voce: sì pronto! Telefono dall’asilo Il Girasole. Volevo dirle che suo figlio è stato preso.
io: preso?
voce: sì, preso! Lo sapeva già?
io: PRESO??? Come preso? Da chi? Chi è venuto a prenderlo? Ma ci sono stati dei problemi? CHI È CHE È VENUTO A PRENDERLO?!?
voce: …ehm… intendo che è stato accettato all’asilo… Il Girasole… dove avevate fatto richiesta di iscrizione…
io: …
voce: …
io: IL GIRASOLE!!! NON IL VELIERO!!! IL GIRASOLE!!! Mi scusi sa… pensavo all’asilo in cui è adesso… cioè… al nido. Pensavo ci fossero stati problemi. Mi scusi ancora. Grazie mille… è davvero un’ottima notizia.
voce: si figuri… ehm… buongiorno allora… le faremo sapere la data della riunione… sì… le manderemo una lettera… va bene?
io: sì sì… ok… benissimo…
voce: arrivederci allora…
io: arrivederci…

CLICK!!!

Ouch!

OGGI, ORE 11:30 CIRCA, UFFICIO

YAWN!!!
Sbadiglio. Mi stiracchio. Guardo lo schermo. Ok…it’s coffee time!
Mi alzo, apro la porta a vetri del mio ufficio, richiudo la porta a vetri del mio ufficio, percorro i corridoi, supero la sala riunioni, varco la porta a vetri aperta dell’area relax, mi fermo davanti alla macchinetta del caffè.
Prendo la cialda, la inserisco nell’apposito scomparto, premo il tasto per la preparazione del caffè. Aspetto. Dopo qualche minuto di riscaldamento, il liquido bollente riempie abbondantemente il bicchiere.
Afferro saldamente il bicchiere con la punta delle dita per non farlo cadere e contemporaneamente non scottarmi, attraverso l’area relax, mi schianto sonoramente con la faccia contro la porta a vetri chiusa (…chiusa???) dell’area relax, mi verso addosso quasi l’intero contenuto fumante del bicchiere, lascio cadere il bicchiere con il resto del caffè sugli stivali.

OUCH!!!

Gian Burrasca e la nautica

Gian Burrasca adora da sempre tutto ciò che ha a che fare con il mare e con l’acqua in generale. A 3 mesi ha cominciato il suo primo corso di acquaticità; a 4 è partito con noi per una Settimana Blu in Mar Rosso, ha fatto il primo bagnetto sulla barriera corallina ed ha partecipato ad un full day in barca. A 5 ha fatto i 25 m nella piscina olimpionica profonda 5 m… coi braccioli, è ovvio, ma in perfetta autonomia (con la sottoscritta alle calcagna)! A 11 mesi, in Grecia, ha deciso di fare il suo primo bagno da solo… ed ha gattonato sereno verso il mare fino a che l’acqua non gli è arrivata alla bocca. Stesso periodo e stesso luogo, vedendo Lui che lo chiamava dalla piscina, vi si è tranquillamente tuffato. A 22 mesi, in Sicilia, dopo un tour in barca, si è lasciato calare nelle cristalline acque del Mediterraneo…salvo poi schizzare fuori a causa del gelo delle stesse. A 23, in Puglia, aveva già preso l’abitudine di fare la siesta pomeridiana comodamente adagiato nel suo personale canottino.
Mi viene anche in mente che, durante la gravidanza, l’unico modo per evitare che mi riempisse di calci era… nuotare! Cosa che ho fatto praticamente fino ad una settimana prima del parto…
A casa, poi, non fa che curiosare tra i libri e riviste su fauna marina, subacquea e barche (galleggianti e sommerse). Che nella nostra libreria abbondano, vista la passione per il mare che accomuna me e Lui. Ho anche comperato dei libri pop up proprio su quegli argomenti, in modo che possa guardare, toccare e imparare in modo divertente.
Visto questo suo interesse, il momento del bagnetto è l’ideale per le sue sperimentezioni: abbandonate le paperelle dopo pochi mesi, la vasca da bagno si è progressivamente popolata di pesci ed imbarcazioni, che lui fa muovere sicure tra iceberg di palline colorate.

OGGI POMERIGGIO, BAGNETTO TIME

io: tesoro…cosa vuoi oggi? Le palline, i pesci o le barchette?
Gian Burrasca (già immerso fino al collo nell’acqua calda e colorata di blu): mmm…bacchette!
io: ok…allora…il motoscafo…la barca a vela…la pilotina…e la grande barca da pesca!
Gian Burrasca (le prende tutte e inizia a farle sfrecciare nel liquido): vvvvvvvvvvvv…ssssssch…vrom vrom…maaaaaaaaaaaammm…
io: …
Gian Burrasca (si ferma e guarda con perplessità la pilotina): …
io: che c’è tesoro?
Gian Burrasca (schiaccia la pilotina sul fondo della vasca e aspetta che si riempia di acqua): …
io: …?…
Gian Burrasca (guardando soddisfatto la barchetta cha giace nelle profondità): LELITTO (leggi: relitto)!!!
io: …!…
Gian Burrasca (prende la barca da pesca e lascia che anche quella si riempia d’acqua e affondi): …
io: …???…
Gian Burrasca (manovrando l’oggetto con compiacimento ancora maggiore): vvvvvvvvvvvvvvvvvvv… SOTTOMAINO (leggi: sottomarino)!!!
io: …!!!…

Gian Burrasca e la tecnologia 2

La cucina, per Gian Burrasca, è una meravigliosa stanza dei giochi -quale pista migliore, per le sue macchinine, di ripiani, ante e cassetti?-, un’inesauribile fonte di nuovi balocchi da scoprire e razziare -pentole, grattugie, mestoli…-, uno straordinario luogo di sperimentazione manipolatoria -adora fare il pane col papà!-, uno spazio di curioso apprendimento -osserva cucinare con grande attenzione ed interesse-, un territorio ancora inarrivabile per le sue esplorazioni tecnologiche…
Quasi inarrivabile…

QUALCHE TEMPO FA

Lui (osservando con disappunto uno strano simbolo sul forno touch screen): tesoro…mi spieghi come hai fatto a lockkare il forno?
io: a fare che?
Lui: lockkare…bloccare….devi aver premuto qualcosa che ha bloccato il forno. Vedi questa spia accesa a forma di chiave?
io: ma se non mi sono neppure avvicinata al forno? E poi…non sapevo neppure che il forno avesse un tasto di bloccaggio…
Lui: neppure io…
io: che intendi con “neppure io”?
Lui: che non sapevo che il forno si potesse bloccare…
io: …
Lui: …
io: intendi quindi dire che non sai come sbloccarlo?
Lui: beh…no…ma basterà andare a cercare sul manuale…
io: scusa ma…se non l’hai lockkato tu e non l’ho lockkato io…chi l’ha lockkato???
Lui: …
io: …
Lui ed io (in coro): GIAN BURRAAASCAAA!!!

QUALCHE MINUTO E QUALCHE PAGINA DI MANUALE DOPO…

Lui: ok…sbloccato…e adesso ho anche scoperto come fare a bloccarlo!
io: ottimo!
Lui: così eviteremo che, come al solito, Gian Burrasca faccia lampeggiare tutte le spie possibili e immaginabili o accenda il forno!!!
io: mmmh…speriamo…

QUALCHE GIORNO DOPO

Gian Burrasca (guardando la spia a forma di chiave sul forno): guadda mamma…CHIAVE!!!
io: sì tesoro…chiave…papà ha bloccato il forno in modo che tu non possa accenderlo…
Gian Burrasca: …
io: ora tesoro fai finire alla mamma di mettere via la spesa, così poi giochiamo…ok? Stai qui con me e mi tieni compagnia?
Gian Burrasca: scì!
io (arrampicandomi su uno sgabello per mettere ordine nella dispensa): …
Gian Burrasca (armeggiando sul vetro del forno): …
forno: bip…bip…bip
io: tesoro? Che combini?
Gian Burrasca (imperterrito): …
forno: biiiiip!
io (scendendo dal trespolo): Gian Burrasca, ma che…
Gian Burrasca (mostrando orgoglioso il forno…sbloccato): ECCO! PIÙ CHIAVE!!!
io: …

Gian Burrasca e la tecnologia

Gian Burrasca ha una vera e propria passione per la tecnologia in ogni sua forma, dalle sveglie digitali ai computer (preferibilmente Mac…), dai telecomandi agli i-Phone, dagli elettrodomestici agli i-Pad, dalle radio agli i-Pod. Del resto il proverbio dice “tale padre, tale figlio”.
Le sue indubbie capacità a controllare gli strumenti più incredibili non finiscono mai di sorprendermi…e non solo…

SABATO MATTINA, ORE 6:00

io: zzzzzzzzzzzzzzz
Lui: RONF RONF RONF
sveglia digitale sul comodino di Lui: bip bip bip
io: zzzzzzzzzz…zzz…z…
Lui: RONF RONF RONF
sveglia digitale sul comodino di Lui: bibip bibip bibip
io: zzz…ma che…
Lui: RONF RONF RONF
sveglia digitale sul comodino di Lui: bibibip bibibip bibibip
io (rendendomi finalmente conto di cosa sta accadendo): …ma non ci credo!!!
Lui: RONF RONF RONF
sveglia digitale sul comodino di Lui: BIBIBIBIP BIBIBIBIP BIBIBIBIP!!!
io (scapicollandomi dall’altra parte del letto per spegnere l’infernale strumento ed evitare di svegliare Lui): …macheccaaa…
Lui: RONF RONF RONF!!!
sveglia digitale sul comodino di Lui: BIBIBIBIBIBIB…
io (tornando mestamente alle brande): …
Lui: RONF RONF RONF!!!
Gian Burrasca: zzzzzzzzzzzz

CIRCA 1 MINUTO DOPO

io: …
Lui: RONF RONF RONF
sveglia digitale in soggiorno: bip bip bip
io: …e adesso che acc…
Lui: RONF RONF RONF
sveglia digitale in soggiorno: bibip bibip bibip
io: …non ci credo…2 ne ha messe…non 1…2!!!
Lui: RONF RONF RONF
sveglia digitale in soggiorno: bibibip bibibip bibibip
io (rendendomi conto che tocca decisamente a me alzarmi): …SIGH!!!
Lui: RONF RONF RONF
sveglia digitale in soggiorno: BIBIBIBIP BIBIBIBIP BIBIBIBIP!!!
io (precipitandomi in soggiorno per spegnere il diabolico marchingegno ed evitare di svegliare…di svegliare chi???): …Gian Burrasca…lunedì le metto in camera tua le sveglie!!!
Lui: RONF RONF RONF
sveglia digitale in soggiorno: BIBIBIBIBIBIB…
io (riattraversando sconsolata la casa): …
Lui: RONF RONF RONF!!!
Gian Burrasca: zzzzzzzzzzzz

 

 

Through the barricades

Io sono stata studentessa universitaria allo IUAV di Venezia negli anni ’90.
Poi ho attraversato la barricata e sono passata dall’altra parte del fronte, tra i docenti.

AI MIEI TEMPI…

Ai miei tempi c’erano due tipi di studenti: i pendolari e i fuori sede. I primi vivevano a casa con i genitori, ma ogni mattina dovevano prendere il treno ad orari impossibili e trascorrervi ore pigiati come sardine…l’unica nota positiva era che si riusciva a dormire anche in piedi. I secondi abitavano per lo più in appartamenti malsani arrabattandosi alla meglio per sbarcare il lunario.
Ai miei tempi quasi tutti lavoravano per non pesare sulle spalle dei genitori. Alcuni facevano i camerieri, i commessi, i pony express…i più fortunati riuscivano a trovare impieghi sottopagati presso studi nei quali speravano di carpire i segreti della professione.
Ai miei tempi ci si alzava all’alba, anche nelle freddissime mattine invernali, per essere alle 6.00 davanti ai portoni chiusi della facoltà ed avere la possibilità di trovare un posto a sedere in aula.
Ai miei tempi ogni corso contava in media 400-500 persone che cercavano di stiparsi alla meglio nelle aule di un vecchio convento e di altri edifici storici adattati all’uopo.
Ai miei tempi sedersi in prima fila ad una lezione era un privilegio ed un “investimento”, perché significava far vedere la propria faccia al docente e, forse, farsi ricordare anche in sede d’esame.
Ai miei tempi non c’erano né tavoli né banchi…a malapena c’erano le sedie. Alcuni portavano dei trespoli pieghevoli da casa per evitare di trascorrere 2 ore in piedi cercando di prendere appunti. Altri si appollaiavano alla meglio su qualunque superficie orizzontale più o meno salda alle pareti (mensole, davanzali, balaustre, nicchie). I più sfortunati restavano fuori dall’aula cercando di captare qualche suono intellegibile.
Ai miei tempi c’erano i registratori a cassette per poter carpire ogni parola del docente. C’erano gruppi di studenti che registravano e sbobinavano le lezioni per avere tutto il materiale delle lezioni. Perché non c’erano le dispense!
Ai miei tempi si trascorrevano ore e giorni interi in biblioteca a cercare e fotocopiare il materiale indispensabile per l’esame.
Ai miei tempi si facevano code di intere giornate (in certi casi si arrivava davanti ai portoni anche la notte precedente…neanche si dovessero acquistare i biglietti per un concerto!!!) pur di iscriversi ad un corso o ad un appello d’esame. Si facevano i turni: io vado a fare la fila per il prof. Tizio, tu fai quella per il prof. Caio…
Ai miei tempi avere udienza dal papa era più semplice che averla da un docente.
Ai miei tempi i professori facevano lezioni ex catedra…le domande erano un’opzione…il confronto improponibile.
Ai miei tempi fare una revisione (ossia far vedere il progetto prima dell’esame finale) era impresa titanica. Ci si riteneva fortunati se, in un anno, si riusciva a farne 3.
Ai miei tempi i docenti avevano la “mano pesante”:

Revisione di Urbanistica
studentessa: e qui avrei pensato di fare una specie di svincolo…
prof: uno “svincolo”?
studentessa: beh…sì…
prof: signorina…lei sa cos’è un cazzo?
studentessa:…in che senso scusi?
prof: un cazzo, signorina, un cazzo! Lei sa cos’è? Avrà una ventina d’anni, no? Quindi dovrebbe sapere cos’è un cazzo!
studentessa: beh…sì
prof: e se ne vede uno lo chiama col suo nome, vero?
studentessa: …sì…
prof: allora perché non fa lo stesso con questa? Questa è una banale curva, non uno svincolo!!!

Revisione di Progettazione
prof: secondo lei la merda sta su?
studente: …in che senso scusi?
prof: mi risponda! Secondo lei la merda sta su?
studente: beh…no
prof: allora non sta su neppure il suo progetto!!!

Esame di Matematica
prof: le piacerebbe avere la lode?
studente: beh…sì
prof: ottimo! Mi dia pure il libretto…
studente: …
prof: ecco a lei un bel 17 e lode!!!

Ai miei tempi i professori non avvertivano della propria assenza. Lo si scopriva quando, dopo una fila di un paio d’ore davanti alla porta in attesa che finisse la lezione precedente, dopo aver atteso il quarto d’ora accademico…e la mezz’ora…e i tre quarti d’ora…e l’ora…si capiva che il suddetto non si sarebbe presentato.
Ai miei tempi esistevano i libretti. Quelli di carta rilegati in finta pelle, che si tenevano come oggetti preziosi e che molti fingevano di perdere all’atto della riconsegna prima della discussione della tesi…solo per poterli conservare.
Ai miei tempi bisognava inseguire i docenti per farsi firmare il libretto e poter così registrare un esame.
Ai miei tempi prendere 28 era difficile, prendere 30 un’impresa, prendere 30 e lode un miracolo. I risultati si sudavano e nulla veniva regalato.
Ai miei tempi l’università funzionava per selezione naturale: andavano avanti solo quelli con “le spalle coperte” (come sempre) o quelli davvero bravi. I più scarsi o i più deboli si perdevano lungo la strada. E all’ultimo anno si arrivava davvero in pochissimi.
Ai miei tempi andare fuoricorso era la normalità. Perché l’università era davvero difficile. Soprattutto certe facoltà di certi atenei.
Ai miei tempi la laurea era davvero un sogno! Figurarsi il 110…magari con lode…
Ai miei tempi la carriera universitaria era un’utopia…e un desiderio segreto di quanti aspiravano a fare ricerca per evolvere se stessi e la materia.
Ai miei tempi il “dopo laurea” era…buio.

OGGI

Oggi esistono due tipi di studenti: i pendolari e i fuori sede. I primi vivono a casa con i genitori, e ogni mattina prendono il treno in modo da arrivare in tempo per l’inizio della lezione. I secondi abitano in piccoli appartamenti per lo più pagati dai genitori.
Oggi in pochi lavorano. Quasi nessuno cerca impiego in studi nei quali fare esperienza…tanto dovranno comunque fare tirocinio dopo la laurea.
Oggi gli studenti arrivano in aula giusto in tempo per la lezione. E non hanno di certo problemi di posti a sedere.
Oggi ogni corso conta in media 30-40 persone comodamente distribuite in grandi aule superattrezzate.
Oggi sono in pochi a volersi sedere in prima fila ad una lezione. Molto meglio sedersi dietro per poter dormire o farsi gli affari propri. Un po’ come al liceo.
Oggi hanno tavoli, e banchi, e sedie, ovviamente. E computer, e Internet, e…
Oggi i registratori a cassette sono reperti archeologici. Ma se pure esistesse ancora qualcosa di analogo, nessuno lo utilizzerebbe più, come a nessuno verrebbe più in mente di sbobinare una lezione. Tanto ci sono le dispense distribuite dallo stesso docente!
Oggi le biblioteche si usano per leggere o studiare. Per le ricerche c’è internet.
Oggi, per iscriversi ad un corso o ad un appello d’esame, basta farlo via Internet.
Oggi ogni docente ha un giorno settimanale di udienza.
Oggi i professori fanno una prima parte di lezione ex catedra, una seconda di domande e confronto.
Oggi non esistono più le revisioni. Esistono i laboratori: intere giornate durante le quali mentre gli studenti lavorano i docenti passano di tavolo in tavolo per osservare i progressi dei progetti, per guidare nelle scelte, per discutere dei lavori…per distribuire libri…per insegnare a disegnare…per FARE i progetti…
Oggi i professori devono essere discreti ed educati nei propri rapporti con gli studenti…guai ad essere troppo duri.
Oggi i professori devono avvertire della propria assenza una settimana prima…minimo. Possibilmente mandando una e-mail agli studenti e lasciando avvisi in bacheca.
Oggi non esistono più i libretti. Oggi esistono le tessere…tipo bancomat.
Oggi la registrazione dell’esame spetta tutta al docente.
Oggi i voti, almeno nei primi 3 anni di studio, si regalano. Strategia degli atenei per incentivare gli studenti a non fermarsi alla laurea triennale, ma ad andare avanti. È infatti regola che la media al termine dei 3 anni sia del 28. In risultato?

Esame di Progettazione, fase della discussione dei voti tra docente e assistenti
prof: bene…direi che a questo potremmo dare 30…il progetto era interessante…
io: sì…beh…ehm…il progetto gliel’ho fatto io però! Il suo era un disastro. Diamogli 25…26…
prof: no no…30…sei stata brava!
io: sì…grazie…perché non la lode allora?
prof: beh…ovvio…perché ti ha aiutata lo studente!
io: …

Oggi la selezione avviene, al massimo, in fase di esame di ammissione. Poi vanno avanti tutti!
Oggi andare fuoricorso è da sfigati. E, visto come è diventata l’università, non posso che essere d’accordo!
Oggi tutti arrivano alla laurea…molti con 110…magari con lode…
Oggi per molti (ma non per tutti!!!) la carriera universitaria è una scappatoia per evitare di confrontarsi con la realtà del mondo del lavoro. Si investono ancora un po’ di tempo ed energie nello studio, si accetta di diventare portaborse di un professore per qualche anno, poi finalmente, col sostegno dello stesso, si accede ad una cattedra. E ci si ferma. Perché la vera ricerca, oggi, la fanno in pochissimi!
Oggi il “dopo laurea” è…tirocinio…poi si vedrà!

“Perché proteggiamo (troppo) i nostri figli.”

P.S.:

  1. sono stata a lungo assistente in un corso di progettazione. Lo ero diventata prima ancora di laurearmi. E di cose ne ho viste tante. Ho visto studenti iscriversi all’università “perché una laurea devo pur prenderla, no?” Ho visto docenti ripetere di anno in anno le stesse lezioni senza modificarle di una virgola o di un’immagine. E li ho visti insegnare per abitudine, non per passione. Ho visto assistenti diventare ricercatori per poter diventare professori e potersi fermare. Ho visto ricercatori fingere di fare ricerca. Ho visto ricerche guardare solo al passato, mai al futuro. Ho ascoltato dibattiti di architettura trasformarsi in diatribe intorno al nulla. Ed ho ascoltato architetti finire per parlarsi solo addosso.
    Il mondo universitario mi ha delusa e spoetizzata. Così al dottorato ho preferito il lavoro. E a tutt’oggi lo rifarei.
  2. tutti i dialoghi riportati sono reali…
  3. io parlo per esperienze vissute; certamente altri ne hanno avute di diverse…chi non si ritrova nelle mie parole non me ne voglia. Grazie.

Once upon a time…

C’erano una volta un principe ed una principessa…ma non due qualsiasi: lui era il principe Setecopo Potemagno, sovrano dei terribili Orchi Mangiauomini; lei la principessa Tutamata Taccoltello, regina dei sanguinari Vampiri Succhiasangue.
Essi vivevano sereni nei loro rispettivi regni e, quando per loro giunse l’età da marito, si diedero da fare per cercare le rispettive anime gemelle. I due poverini non sapevano, però, di essere stati destinati l’uno all’altra fin dalla nascita da malvagie potenze superiori, che si divertivano a separarli per vederli soffrire nell’inane tentativo di trovarsi. I due giovani cercarono, e cercarono, e cercarono. E più cercavano, e più si allontanavano. E più si allontanavano, e più diventavano tristi e sconsolati. E più diventavano tristi, più si infuriavano. Finalmente ciascuno di loro incontrò una persona da amare. Purtroppo, però, non erano quelle giuste, ed entrambi si adirarono così tanto da ucciderle, lasciando 9 orfani a piangere disperati la morte dei rispettivi genitori. Ovviamente i loro delitti non rimasero impuniti: la regina Giustizia Checondanna, imperatrice assoluta e monarca di ogni regno, rinchiuse infatti i due giovani nelle segrete di una sperduta ed impenetrabile fortezza nascosta nella più cupa delle foreste. Ma, impietosita dalla loro sofferenza, mandò ad aiutarli la fata Mopure Stalarete Ngattabuia, meglio conosciuta come MSN. Costei, grazie alle sue arti magiche, riuscì finalmente a far incontrare il principe e la principessa, che si innamorarono fin dal primo istante in cui si videro. E quando la regina Giustizia lesse sui loro volti gioia autentica e amore sincero, decise di perdonarli. E finalmente Setecopo e Tutamata poterono coronare il loro sogno: si sposarono, ebbero tanti orchetti e vampirette e vissero per sempre felici e contenti.

FINE

Amore tra serial killer: lui cannibale, lei “donna Dracula”

P.S.:

  1. non mi capacito di come l’imperatrice Giustizia abbia permesso l’accesso nella fortezza alla fatina MSN
  2. spero vivamente che nella realtà i due non escano mai dalla fortezza
  3. mi auguro anche che ai due non sia permesso di vivere “felici e contenti” dopo aver distrutto la vita di 9 bambini
  4. confido quantomeno che sia loro precluso il diritto a riprodursi: anche ammettendo che la loro follia non sia ereditaria, quindi trasmissibile ad eventuali figli, non oso immaginare in che ambiente si troverebbero a crescere dei bambini.