Cercasi prete subacqueo per matrimonio subacqueo nel Lago di Garda

Ok sembra uno scherzo ma non lo è!

Dopo alcuni tentativi e qualche ricerca su Google mi affido alla rete per questa richiesta.

Lui e Lei vogliono convolare a giuste nozze. Dato che la loro storia d’amore è nata in acqua e sempre segnata dall’attività subacquea il desiderio è quello di sposarsi nell’elemento che più amano: l’acqua.

Data prevista: autunno 2012 (giusto prima della fine del mondo)

Luogo: Porto San Nicolò Riva del Garda c/o Statua del Cristo degli Abissi

Cercasi prete subacqueo per officiare il matrimonio subacqueo.

Siamo anche disponibili a fare il corso sub ad un prete non sub.

Spargete la voce grazie!

Tutti i subacquei sono invitati.

Per info lui@2112.it

UPDATE!

la ricerca del prete sub per il matrimonio subacqueo ha avuto un seguito grazie alla trasmissione radio Caterpillar. Ho postato gli aggiornamenti sul mio sito:

1 cercasi prete sub per matrimonio subacqueo e Caterpillar

2 intervista al prete subacqueo su Caterpillar

 

Gian Burrasca e la tecnologia 2

La cucina, per Gian Burrasca, è una meravigliosa stanza dei giochi -quale pista migliore, per le sue macchinine, di ripiani, ante e cassetti?-, un’inesauribile fonte di nuovi balocchi da scoprire e razziare -pentole, grattugie, mestoli…-, uno straordinario luogo di sperimentazione manipolatoria -adora fare il pane col papà!-, uno spazio di curioso apprendimento -osserva cucinare con grande attenzione ed interesse-, un territorio ancora inarrivabile per le sue esplorazioni tecnologiche…
Quasi inarrivabile…

QUALCHE TEMPO FA

Lui (osservando con disappunto uno strano simbolo sul forno touch screen): tesoro…mi spieghi come hai fatto a lockkare il forno?
io: a fare che?
Lui: lockkare…bloccare….devi aver premuto qualcosa che ha bloccato il forno. Vedi questa spia accesa a forma di chiave?
io: ma se non mi sono neppure avvicinata al forno? E poi…non sapevo neppure che il forno avesse un tasto di bloccaggio…
Lui: neppure io…
io: che intendi con “neppure io”?
Lui: che non sapevo che il forno si potesse bloccare…
io: …
Lui: …
io: intendi quindi dire che non sai come sbloccarlo?
Lui: beh…no…ma basterà andare a cercare sul manuale…
io: scusa ma…se non l’hai lockkato tu e non l’ho lockkato io…chi l’ha lockkato???
Lui: …
io: …
Lui ed io (in coro): GIAN BURRAAASCAAA!!!

QUALCHE MINUTO E QUALCHE PAGINA DI MANUALE DOPO…

Lui: ok…sbloccato…e adesso ho anche scoperto come fare a bloccarlo!
io: ottimo!
Lui: così eviteremo che, come al solito, Gian Burrasca faccia lampeggiare tutte le spie possibili e immaginabili o accenda il forno!!!
io: mmmh…speriamo…

QUALCHE GIORNO DOPO

Gian Burrasca (guardando la spia a forma di chiave sul forno): guadda mamma…CHIAVE!!!
io: sì tesoro…chiave…papà ha bloccato il forno in modo che tu non possa accenderlo…
Gian Burrasca: …
io: ora tesoro fai finire alla mamma di mettere via la spesa, così poi giochiamo…ok? Stai qui con me e mi tieni compagnia?
Gian Burrasca: scì!
io (arrampicandomi su uno sgabello per mettere ordine nella dispensa): …
Gian Burrasca (armeggiando sul vetro del forno): …
forno: bip…bip…bip
io: tesoro? Che combini?
Gian Burrasca (imperterrito): …
forno: biiiiip!
io (scendendo dal trespolo): Gian Burrasca, ma che…
Gian Burrasca (mostrando orgoglioso il forno…sbloccato): ECCO! PIÙ CHIAVE!!!
io: …

Gian Burrasca e la tecnologia

Gian Burrasca ha una vera e propria passione per la tecnologia in ogni sua forma, dalle sveglie digitali ai computer (preferibilmente Mac…), dai telecomandi agli i-Phone, dagli elettrodomestici agli i-Pad, dalle radio agli i-Pod. Del resto il proverbio dice “tale padre, tale figlio”.
Le sue indubbie capacità a controllare gli strumenti più incredibili non finiscono mai di sorprendermi…e non solo…

SABATO MATTINA, ORE 6:00

io: zzzzzzzzzzzzzzz
Lui: RONF RONF RONF
sveglia digitale sul comodino di Lui: bip bip bip
io: zzzzzzzzzz…zzz…z…
Lui: RONF RONF RONF
sveglia digitale sul comodino di Lui: bibip bibip bibip
io: zzz…ma che…
Lui: RONF RONF RONF
sveglia digitale sul comodino di Lui: bibibip bibibip bibibip
io (rendendomi finalmente conto di cosa sta accadendo): …ma non ci credo!!!
Lui: RONF RONF RONF
sveglia digitale sul comodino di Lui: BIBIBIBIP BIBIBIBIP BIBIBIBIP!!!
io (scapicollandomi dall’altra parte del letto per spegnere l’infernale strumento ed evitare di svegliare Lui): …macheccaaa…
Lui: RONF RONF RONF!!!
sveglia digitale sul comodino di Lui: BIBIBIBIBIBIB…
io (tornando mestamente alle brande): …
Lui: RONF RONF RONF!!!
Gian Burrasca: zzzzzzzzzzzz

CIRCA 1 MINUTO DOPO

io: …
Lui: RONF RONF RONF
sveglia digitale in soggiorno: bip bip bip
io: …e adesso che acc…
Lui: RONF RONF RONF
sveglia digitale in soggiorno: bibip bibip bibip
io: …non ci credo…2 ne ha messe…non 1…2!!!
Lui: RONF RONF RONF
sveglia digitale in soggiorno: bibibip bibibip bibibip
io (rendendomi conto che tocca decisamente a me alzarmi): …SIGH!!!
Lui: RONF RONF RONF
sveglia digitale in soggiorno: BIBIBIBIP BIBIBIBIP BIBIBIBIP!!!
io (precipitandomi in soggiorno per spegnere il diabolico marchingegno ed evitare di svegliare…di svegliare chi???): …Gian Burrasca…lunedì le metto in camera tua le sveglie!!!
Lui: RONF RONF RONF
sveglia digitale in soggiorno: BIBIBIBIBIBIB…
io (riattraversando sconsolata la casa): …
Lui: RONF RONF RONF!!!
Gian Burrasca: zzzzzzzzzzzz

 

 

Through the barricades

Io sono stata studentessa universitaria allo IUAV di Venezia negli anni ’90.
Poi ho attraversato la barricata e sono passata dall’altra parte del fronte, tra i docenti.

AI MIEI TEMPI…

Ai miei tempi c’erano due tipi di studenti: i pendolari e i fuori sede. I primi vivevano a casa con i genitori, ma ogni mattina dovevano prendere il treno ad orari impossibili e trascorrervi ore pigiati come sardine…l’unica nota positiva era che si riusciva a dormire anche in piedi. I secondi abitavano per lo più in appartamenti malsani arrabattandosi alla meglio per sbarcare il lunario.
Ai miei tempi quasi tutti lavoravano per non pesare sulle spalle dei genitori. Alcuni facevano i camerieri, i commessi, i pony express…i più fortunati riuscivano a trovare impieghi sottopagati presso studi nei quali speravano di carpire i segreti della professione.
Ai miei tempi ci si alzava all’alba, anche nelle freddissime mattine invernali, per essere alle 6.00 davanti ai portoni chiusi della facoltà ed avere la possibilità di trovare un posto a sedere in aula.
Ai miei tempi ogni corso contava in media 400-500 persone che cercavano di stiparsi alla meglio nelle aule di un vecchio convento e di altri edifici storici adattati all’uopo.
Ai miei tempi sedersi in prima fila ad una lezione era un privilegio ed un “investimento”, perché significava far vedere la propria faccia al docente e, forse, farsi ricordare anche in sede d’esame.
Ai miei tempi non c’erano né tavoli né banchi…a malapena c’erano le sedie. Alcuni portavano dei trespoli pieghevoli da casa per evitare di trascorrere 2 ore in piedi cercando di prendere appunti. Altri si appollaiavano alla meglio su qualunque superficie orizzontale più o meno salda alle pareti (mensole, davanzali, balaustre, nicchie). I più sfortunati restavano fuori dall’aula cercando di captare qualche suono intellegibile.
Ai miei tempi c’erano i registratori a cassette per poter carpire ogni parola del docente. C’erano gruppi di studenti che registravano e sbobinavano le lezioni per avere tutto il materiale delle lezioni. Perché non c’erano le dispense!
Ai miei tempi si trascorrevano ore e giorni interi in biblioteca a cercare e fotocopiare il materiale indispensabile per l’esame.
Ai miei tempi si facevano code di intere giornate (in certi casi si arrivava davanti ai portoni anche la notte precedente…neanche si dovessero acquistare i biglietti per un concerto!!!) pur di iscriversi ad un corso o ad un appello d’esame. Si facevano i turni: io vado a fare la fila per il prof. Tizio, tu fai quella per il prof. Caio…
Ai miei tempi avere udienza dal papa era più semplice che averla da un docente.
Ai miei tempi i professori facevano lezioni ex catedra…le domande erano un’opzione…il confronto improponibile.
Ai miei tempi fare una revisione (ossia far vedere il progetto prima dell’esame finale) era impresa titanica. Ci si riteneva fortunati se, in un anno, si riusciva a farne 3.
Ai miei tempi i docenti avevano la “mano pesante”:

Revisione di Urbanistica
studentessa: e qui avrei pensato di fare una specie di svincolo…
prof: uno “svincolo”?
studentessa: beh…sì…
prof: signorina…lei sa cos’è un cazzo?
studentessa:…in che senso scusi?
prof: un cazzo, signorina, un cazzo! Lei sa cos’è? Avrà una ventina d’anni, no? Quindi dovrebbe sapere cos’è un cazzo!
studentessa: beh…sì
prof: e se ne vede uno lo chiama col suo nome, vero?
studentessa: …sì…
prof: allora perché non fa lo stesso con questa? Questa è una banale curva, non uno svincolo!!!

Revisione di Progettazione
prof: secondo lei la merda sta su?
studente: …in che senso scusi?
prof: mi risponda! Secondo lei la merda sta su?
studente: beh…no
prof: allora non sta su neppure il suo progetto!!!

Esame di Matematica
prof: le piacerebbe avere la lode?
studente: beh…sì
prof: ottimo! Mi dia pure il libretto…
studente: …
prof: ecco a lei un bel 17 e lode!!!

Ai miei tempi i professori non avvertivano della propria assenza. Lo si scopriva quando, dopo una fila di un paio d’ore davanti alla porta in attesa che finisse la lezione precedente, dopo aver atteso il quarto d’ora accademico…e la mezz’ora…e i tre quarti d’ora…e l’ora…si capiva che il suddetto non si sarebbe presentato.
Ai miei tempi esistevano i libretti. Quelli di carta rilegati in finta pelle, che si tenevano come oggetti preziosi e che molti fingevano di perdere all’atto della riconsegna prima della discussione della tesi…solo per poterli conservare.
Ai miei tempi bisognava inseguire i docenti per farsi firmare il libretto e poter così registrare un esame.
Ai miei tempi prendere 28 era difficile, prendere 30 un’impresa, prendere 30 e lode un miracolo. I risultati si sudavano e nulla veniva regalato.
Ai miei tempi l’università funzionava per selezione naturale: andavano avanti solo quelli con “le spalle coperte” (come sempre) o quelli davvero bravi. I più scarsi o i più deboli si perdevano lungo la strada. E all’ultimo anno si arrivava davvero in pochissimi.
Ai miei tempi andare fuoricorso era la normalità. Perché l’università era davvero difficile. Soprattutto certe facoltà di certi atenei.
Ai miei tempi la laurea era davvero un sogno! Figurarsi il 110…magari con lode…
Ai miei tempi la carriera universitaria era un’utopia…e un desiderio segreto di quanti aspiravano a fare ricerca per evolvere se stessi e la materia.
Ai miei tempi il “dopo laurea” era…buio.

OGGI

Oggi esistono due tipi di studenti: i pendolari e i fuori sede. I primi vivono a casa con i genitori, e ogni mattina prendono il treno in modo da arrivare in tempo per l’inizio della lezione. I secondi abitano in piccoli appartamenti per lo più pagati dai genitori.
Oggi in pochi lavorano. Quasi nessuno cerca impiego in studi nei quali fare esperienza…tanto dovranno comunque fare tirocinio dopo la laurea.
Oggi gli studenti arrivano in aula giusto in tempo per la lezione. E non hanno di certo problemi di posti a sedere.
Oggi ogni corso conta in media 30-40 persone comodamente distribuite in grandi aule superattrezzate.
Oggi sono in pochi a volersi sedere in prima fila ad una lezione. Molto meglio sedersi dietro per poter dormire o farsi gli affari propri. Un po’ come al liceo.
Oggi hanno tavoli, e banchi, e sedie, ovviamente. E computer, e Internet, e…
Oggi i registratori a cassette sono reperti archeologici. Ma se pure esistesse ancora qualcosa di analogo, nessuno lo utilizzerebbe più, come a nessuno verrebbe più in mente di sbobinare una lezione. Tanto ci sono le dispense distribuite dallo stesso docente!
Oggi le biblioteche si usano per leggere o studiare. Per le ricerche c’è internet.
Oggi, per iscriversi ad un corso o ad un appello d’esame, basta farlo via Internet.
Oggi ogni docente ha un giorno settimanale di udienza.
Oggi i professori fanno una prima parte di lezione ex catedra, una seconda di domande e confronto.
Oggi non esistono più le revisioni. Esistono i laboratori: intere giornate durante le quali mentre gli studenti lavorano i docenti passano di tavolo in tavolo per osservare i progressi dei progetti, per guidare nelle scelte, per discutere dei lavori…per distribuire libri…per insegnare a disegnare…per FARE i progetti…
Oggi i professori devono essere discreti ed educati nei propri rapporti con gli studenti…guai ad essere troppo duri.
Oggi i professori devono avvertire della propria assenza una settimana prima…minimo. Possibilmente mandando una e-mail agli studenti e lasciando avvisi in bacheca.
Oggi non esistono più i libretti. Oggi esistono le tessere…tipo bancomat.
Oggi la registrazione dell’esame spetta tutta al docente.
Oggi i voti, almeno nei primi 3 anni di studio, si regalano. Strategia degli atenei per incentivare gli studenti a non fermarsi alla laurea triennale, ma ad andare avanti. È infatti regola che la media al termine dei 3 anni sia del 28. In risultato?

Esame di Progettazione, fase della discussione dei voti tra docente e assistenti
prof: bene…direi che a questo potremmo dare 30…il progetto era interessante…
io: sì…beh…ehm…il progetto gliel’ho fatto io però! Il suo era un disastro. Diamogli 25…26…
prof: no no…30…sei stata brava!
io: sì…grazie…perché non la lode allora?
prof: beh…ovvio…perché ti ha aiutata lo studente!
io: …

Oggi la selezione avviene, al massimo, in fase di esame di ammissione. Poi vanno avanti tutti!
Oggi andare fuoricorso è da sfigati. E, visto come è diventata l’università, non posso che essere d’accordo!
Oggi tutti arrivano alla laurea…molti con 110…magari con lode…
Oggi per molti (ma non per tutti!!!) la carriera universitaria è una scappatoia per evitare di confrontarsi con la realtà del mondo del lavoro. Si investono ancora un po’ di tempo ed energie nello studio, si accetta di diventare portaborse di un professore per qualche anno, poi finalmente, col sostegno dello stesso, si accede ad una cattedra. E ci si ferma. Perché la vera ricerca, oggi, la fanno in pochissimi!
Oggi il “dopo laurea” è…tirocinio…poi si vedrà!

“Perché proteggiamo (troppo) i nostri figli.”

P.S.:

  1. sono stata a lungo assistente in un corso di progettazione. Lo ero diventata prima ancora di laurearmi. E di cose ne ho viste tante. Ho visto studenti iscriversi all’università “perché una laurea devo pur prenderla, no?” Ho visto docenti ripetere di anno in anno le stesse lezioni senza modificarle di una virgola o di un’immagine. E li ho visti insegnare per abitudine, non per passione. Ho visto assistenti diventare ricercatori per poter diventare professori e potersi fermare. Ho visto ricercatori fingere di fare ricerca. Ho visto ricerche guardare solo al passato, mai al futuro. Ho ascoltato dibattiti di architettura trasformarsi in diatribe intorno al nulla. Ed ho ascoltato architetti finire per parlarsi solo addosso.
    Il mondo universitario mi ha delusa e spoetizzata. Così al dottorato ho preferito il lavoro. E a tutt’oggi lo rifarei.
  2. tutti i dialoghi riportati sono reali…
  3. io parlo per esperienze vissute; certamente altri ne hanno avute di diverse…chi non si ritrova nelle mie parole non me ne voglia. Grazie.

Once upon a time…

C’erano una volta un principe ed una principessa…ma non due qualsiasi: lui era il principe Setecopo Potemagno, sovrano dei terribili Orchi Mangiauomini; lei la principessa Tutamata Taccoltello, regina dei sanguinari Vampiri Succhiasangue.
Essi vivevano sereni nei loro rispettivi regni e, quando per loro giunse l’età da marito, si diedero da fare per cercare le rispettive anime gemelle. I due poverini non sapevano, però, di essere stati destinati l’uno all’altra fin dalla nascita da malvagie potenze superiori, che si divertivano a separarli per vederli soffrire nell’inane tentativo di trovarsi. I due giovani cercarono, e cercarono, e cercarono. E più cercavano, e più si allontanavano. E più si allontanavano, e più diventavano tristi e sconsolati. E più diventavano tristi, più si infuriavano. Finalmente ciascuno di loro incontrò una persona da amare. Purtroppo, però, non erano quelle giuste, ed entrambi si adirarono così tanto da ucciderle, lasciando 9 orfani a piangere disperati la morte dei rispettivi genitori. Ovviamente i loro delitti non rimasero impuniti: la regina Giustizia Checondanna, imperatrice assoluta e monarca di ogni regno, rinchiuse infatti i due giovani nelle segrete di una sperduta ed impenetrabile fortezza nascosta nella più cupa delle foreste. Ma, impietosita dalla loro sofferenza, mandò ad aiutarli la fata Mopure Stalarete Ngattabuia, meglio conosciuta come MSN. Costei, grazie alle sue arti magiche, riuscì finalmente a far incontrare il principe e la principessa, che si innamorarono fin dal primo istante in cui si videro. E quando la regina Giustizia lesse sui loro volti gioia autentica e amore sincero, decise di perdonarli. E finalmente Setecopo e Tutamata poterono coronare il loro sogno: si sposarono, ebbero tanti orchetti e vampirette e vissero per sempre felici e contenti.

FINE

Amore tra serial killer: lui cannibale, lei “donna Dracula”

P.S.:

  1. non mi capacito di come l’imperatrice Giustizia abbia permesso l’accesso nella fortezza alla fatina MSN
  2. spero vivamente che nella realtà i due non escano mai dalla fortezza
  3. mi auguro anche che ai due non sia permesso di vivere “felici e contenti” dopo aver distrutto la vita di 9 bambini
  4. confido quantomeno che sia loro precluso il diritto a riprodursi: anche ammettendo che la loro follia non sia ereditaria, quindi trasmissibile ad eventuali figli, non oso immaginare in che ambiente si troverebbero a crescere dei bambini.

 

The Blonde Salad – bis

Uff…proprio me lo sarei risparmiato questo post…ma a provocazione rispondo.

È vero: The Blonde Salad è un blog che frequento…non come follower, ma come semplice curiosa. Ma francamente ad esso preferisco di gran lunga The Sartorialist. E per i poco informati una spiegazione è necessaria.
Il primo è il blog di una ragazza che trascorre il proprio tempo chiusa in un armadio (ho il sospetto che ci viva, a dire il vero) pensando a cosa indossare e a come farsi fotografare.
Il secondo appartiene invece ad un uomo che lavora nel campo della moda e che gira per il mondo fotografando…la gente. Intendo proprio la gente comune, quella che incontra per la strada e che, in qualche modo, attira la sua attenzione per il look o per qualche dettaglio in particolare.
La differenza?
“The Blonde Salad” è sostanzialmente una rivista di moda on line: una sola modella per molti outfit super firmati -e per lo più super costosi- catturati in pose apparentemente naturali. Belli, certo, ma assolutamente privi di anima e di personalità. Molte di quelle mise, oltretutto, sono del tutto improbabili ed improponibili su individui normali per corporatura, abitudini, possibilità economiche. Sì, perché non tutte noi fanciulle siamo silfidi alte e snelle fino all’anoressia. E ritengo piuttosto inverosimile che una qualsiasi donna possa trascorrere la maggior parte del proprio tempo arrampicata su un tacco 12 dividendosi tra lavoro -o università, nel suo caso-, casa, commissioni quotidiane e, magari, pargolo selvaggio. O che possa ogni giorno buttarsi addosso qualche migliaio di euro con la disinvoltura con la quale indosserebbe un paio di jeans ed una felpa. Per non parlare di alcuni eccessi, quali una Hermès da 6.000 euro per andare in spiaggia…a Dubai certo…ma pur sempre in spiaggia!!! Ed alcune clamorose cadute di gusto, che le followers più agguerrite ed assuefatte tendono ad accettare come manifestazioni di puro genio.
“The Sartorialist”, invece, è una carrellata di tipi umani nei quali l’outfit è specchio del carattere e della personalità di chi li indossa. Dall’austerità all’eccentricità, dalla semplicità quasi claustrale all’eccesso barocco, dall’accortezza per il singolo dettaglio all’attenzione per l’insieme, ogni aspetto è fotografato con la poetica naturalezza dell’immagine rubata.
E se dall’”insalata” poco si può trarre in termini di spunti e idee, “The Sartorialist” si rivela essere un’inesauribile fonte di suggerimenti ed ispirazioni da guardare, studiare, rivisitare secondo il proprio estro ed il proprio temperamento.

Ho però ancora qualcosa da dire sulla sig.na Ferragni. Pur sostenendo io stessa l’ipotesi che si tratti in realtà di una modella mancata, non posso non ammettere che ha saputo farci. Partendo da foto dei propri outfit postate su Flickr e passando, come ho scoperto, per qualche scatto di nudo -che in certi ambienti danno sempre una spinta-, ha saputo creare un vero business. E, a chi la segue, poco importa se l’iniziale spontaneità si è persa a favore del classico egocentrico snobbismo da neo-vip. Del resto, come non invidiarla, anche solo un pochino? È bella, alta, magra, bionda e con gli occhi azzurri; vive, come ho già sostenuto prima, in un armadio -sì, perché dovrà pur metterli da qualche parte tutti i vestiti che quotidianamente cambia- con una dependance scarpiera; viaggia costantemente per il mondo inseguendo settimane della moda; brand e negozi le ragalano oggetti costosissimi pur di farsi pubblicità; è riuscita a fare della sua passione un lavoro che, a dirla tutta, non è neppure minimamente faticoso. Certo, perché se un giornalista di moda deve comunque impegnarsi a scrivere degli articoli degni di essere letti ed una modella deve darsi da fare per non essere scalzata dalle rivali, lei, che non è né l’una né l’altra cosa, può vivere in pieno relax godendo dei vestiti che indossa e buttando giù due righe al volo in post ai limiti dell’illeggibilità. Lui sostiene che si tratti di un esperimento del fidanzato…io penso al contrario che il fidanzato sia un utilissimo strumento nelle sue mani…
La Ferragni ha però, a mio parere, fatto un grandissimo errore! Non paga della propria fortuna, ha deciso di improvvisarsi stilista. Ripeto: IMPROVVISARSI. Le sue scarpe non sono certo capolavori e sono oltretutto spudoratamente scopiazzate da disegni di altri stilisti di certo più famosi -e ancora non mi capacito di come le sue followers, tutte fashion victims, non se ne siano rese conto-. Ed il progetto Werelse, che la vede collaborare con altre due fashion bloggers, ha finora partorito solo delle banalissime magliette e dei vestitini che sembrano usciti dal più economico dei grandi magazzini, sia come design che come qualità.

E qui concludo…altrimenti finirò per essere annoverata tra i tanti suoi detrattori…mentre io preferisco osservarla e studiarla come puro fenomeno di costume.

The blonde salad L’insalata bionda…col verme!

Uno dei siti più frequentati dalla mia lei è TheBlondeSalad!

Che diavoleria è?

L’apparenza, quella che inganna, ci dice che è un blog di una tipa (forse all’anagrafe Chiara Ferragni) che posta sue foto con abiti di firme famose. Vuitton, Prada, Ferretti, ecc. ecc. Si definisce studentessa, blogger, amante della moda e altre banalit del genere.

Ogni suo post ha decine, centinaia di commenti. Oltre 120 mila fans su facebook. ecc. ecc. ecc.

Ma chi diamine è questa mi domando io?

Allora bella non è bella, sicuramente una modella fallita o mancata, Espressività zero, sterotipo standard: bionda, occhi azzurri, ecc. ecc.
Lineamenti bruttini, 10 kg in più (aspetta che arrivi il primo figlio) e non ti giri neanche se hai il torcicollo.

Livello dei suoi post (dal 2009) praticamente sotto zero, al limite dello sgrammaticato e livello di contenuti al limite dell’inutile…il mondo potrebbe vivere senza.

…eppure…

I numeri  e il suo successo danno torto al mio più accanito cinismo.

Perchè?

Semplice, perchè parla di moda, sembra la versione umana della barbie e veste abiti che tendenzialmente ogni donna sogna!

E questo fatto lo ha capito molto bene, come ha capito bene il meccanismo che regola il “social networking” dei bloggers. Io commento te con delle banalità, frasi fatte, tu ricambi la visita ecc. Una gran perdita di tempo ma i commenti schizzano su di numero molto velocemente! (Provato diverse volte con altri miei blog). Devi aver tanto tempo da perdere e ovviamente amare le banalità.

La spontaneità di un blog, quando i numeri cominciano a girare, automaticamente si perde e il blog diventa una larva che nella mani giuste può diventare un fenomeno di marketing.

E le mani giuste devono essere arrivate a trasformare The Blonde Salade in una microimpresa da 100 mila euro all’anno, 6 milione di pageviews (Fonte il Corriere 21.3.11).

Chiamala scema! No anzi per carità brava lei! Ha pure creato una linea di scarpe tutta sua (piuttosto orrende, detto tra noi).

Ma lei incorpora il classico esempio di quello che è moda. Non conta ciò che è bello, conta ciò che ha una firma. A molte donne basta nominare nomi come Louboutin, Dior, Chanel, eriecc. eriecc. per mandarle in fashion-trance.

E in fondo che mal c’è!

Fortunatamente la mia Lei è capace di vestirsi bene senza ricorrere a pezzi firmati e lì sta il vero stile.

Facile apparire ben vestiti con capi che costano oltre 1000 euro (se bastano) e giudicati belli solo per il valore o la firma. Basta guardare i post recenti di The Blonde Salade per rendersi conto che dalla spontaneità iniziale è diventata solo un fenomeno marketing, probabile parto del fidanzato che la ha usata come esperimento sociale.

Ma è giusto battere il ferro finché è caldo e sfruttare le debolezze femminili!

Finchè dura…il 21.12.è sempre più vicino ;-)

 

Una statua per Schettino e De Falco?

Sento la notizia per radio e non ci voglio credere, poi vado su google, cerco ed effettivamente molti siti giornalistici e non riportano la perla!

Il sindaco di Vagli Sotto (toh ci sarà anche un sopra?) tale Mario Puglia (ahimè la regione dovrebbe chiedere i danni d’immagine) ha proposto di fare una statua con De Falco che riprende Schettino con l’ormai noto “salga a bordo, cazzo”! Il tutto con lo scopo di non dimenticare l’accaduto e recuperare il senso dell’ordine!

Ora fin qui tutto bene! Dei deliri politici ormai siamo abituati. La cosa veramente allucinante è che privati cittadini hanno dato disponibilità finanziaria per la realizzazione dell’opera (costo previsto 38mila euro) fino a 60.000 euro. Si sessantamila euro non ho sbagliato a scrivere. Un 6 seguito da 4 zeri.

Ora…

per primo a Vagli Sotto manderei la finanza e già che ci siamo anche Vagli Sopra e di mezzo se esiste!

poi prenderei questi signori (umanoidi) e gli metterei davanti ad un bel proiettore e gli farei vedere un bel po’ di dati statistici sulla fame del mondo e di quanti bambini muoiono di fame all’ora.

per ultimo, dato che comunque non capirebbero,  gli urlerei “scendete da questo mondo, cazzo“!

Spero che la notizia sia una bufala…spero…ma non ci conto!

p.s.

e comunque sarebbe anche ora di finirla con questo accanimento mediatico su Schettino, ne ho già parlato in questo post.

La tavoletta del water e il telefono della doccia

Uno dei luoghi comuni preferiti dalle donne è il fatto che noi uomini non abbassiamo la tavoletta del water o WC o non la alziamo o non la chiudiamo…insomma qualsiasi cosa non va bene. Ma non è questo il punto, lasciamo l’annosa questione a forum femminili o blogger maschili repressi.

Perchè non consideriamo le numerosi di Lei distrazioni che spesso mettono a repentaglio l’incolumità di noi poveri maschi castigati! Avete presente la doccia? Bene la nostra ha un soffione e un telefono. La mandata dell’acqua è regolata dalla levetta apposita sotto il miscelatore che il calcare col tempo ha reso più dura e pertanto non rientra nella posizione 0 ovvero getto sul soffione.

Inesorabilmente ogni qual volta entro in doccia dopo di Lei, di consuetudine apro prima l’acqua per far fluire quella nel tubo fredda e grazie al leveraggio bloccato mi trovo a essere investito dal getto del telefono che Lei lascia sempre e costantemente rivolto verso l’ingresso della doccia.

La tavoletta del water? Non sussiste il problema in casa mi siedo, in giro mi godo il privilegio di non doverlo fare! :-)

 

Déjà vu

VENERDÌ POMERIGGIO

Dopo aver preso Gian Burrasca dall’asilo, io e lui passeggiamo tranquilli per la città. Mentre percorriamo un ponte, veniamo superati da un grande tir carico di legna.

Gian Burrasca: GUADDA MAMMA!!! I LEGNI!!!
io: sì amore…i legni. Però non si chiamano legni…si chiamano tronchi.
Gian Burrasca: SÌ SÌ…I LEGNI!!!
io: amore…al massimo “la legna”. Il legno, la legna…che poi hanno anche significati diversi… Ma comunque non “i legni”…”i legni” sono…ad esempio…quelli delle barche…
Gian Burrasca: …
io: …
Gian Burrasca: BELLI I LEGNI!!!

In quel momento sono stata colta da un déjà vu…e devo essere sembrata matta a chi ha avuto la ventura di incrociarmi e mi ha vista scoppiare a ridere senza apparente motivo.

1976, POMERIGGIO ESTIVO

In macchina con i miei genitori, attraverso una sonnolenta campagna riarsa da un sole caldo ed implacabile.
Ad un tratto…

io: MAMMA MAMMA!!! I MUCCHI!!!
mamma (senza neppure guardare cosa indicassi, ma con fermo piglio da professoressa): no tesoro…non i mucchi. I maschi delle mucche si chiamano tori!
io: NO NO!!! I MUCCHI!!!
mamma: no amore. La mucca – il toro. Le mucche – i tori.
io: …ma io ho visto i mucchi!!!
mamma: no cucciolo!!! Non tutti i maschili funzionano nello stesso modo. Ti faccio qualche esempio: la gatta – il gatto…ma la cagna – il cane…e la gallina – il gallo…la giraffa – la giraffa maschio. Capito adesso?
io: …sì sì…ma io ho visto i MUCCHI!
mamma: insomma, non insistere! Non esistono i mucchi! Esistono i tori! La mucca -femminile singolare-, le mucche -femminile plurale-! Il toro -maschile singolare della mucca-, i tori -maschile plurale delle mucche-! È CHIARO ADESSO???
io: …sì…ma io ho visto i mucchi…i mucchi di fieno!!!
mamma: !!!