Io sono stata studentessa universitaria allo IUAV di Venezia negli anni ’90.
Poi ho attraversato la barricata e sono passata dall’altra parte del fronte, tra i docenti.
AI MIEI TEMPI…
Ai miei tempi c’erano due tipi di studenti: i pendolari e i fuori sede. I primi vivevano a casa con i genitori, ma ogni mattina dovevano prendere il treno ad orari impossibili e trascorrervi ore pigiati come sardine…l’unica nota positiva era che si riusciva a dormire anche in piedi. I secondi abitavano per lo più in appartamenti malsani arrabattandosi alla meglio per sbarcare il lunario.
Ai miei tempi quasi tutti lavoravano per non pesare sulle spalle dei genitori. Alcuni facevano i camerieri, i commessi, i pony express…i più fortunati riuscivano a trovare impieghi sottopagati presso studi nei quali speravano di carpire i segreti della professione.
Ai miei tempi ci si alzava all’alba, anche nelle freddissime mattine invernali, per essere alle 6.00 davanti ai portoni chiusi della facoltà ed avere la possibilità di trovare un posto a sedere in aula.
Ai miei tempi ogni corso contava in media 400-500 persone che cercavano di stiparsi alla meglio nelle aule di un vecchio convento e di altri edifici storici adattati all’uopo.
Ai miei tempi sedersi in prima fila ad una lezione era un privilegio ed un “investimento”, perché significava far vedere la propria faccia al docente e, forse, farsi ricordare anche in sede d’esame.
Ai miei tempi non c’erano né tavoli né banchi…a malapena c’erano le sedie. Alcuni portavano dei trespoli pieghevoli da casa per evitare di trascorrere 2 ore in piedi cercando di prendere appunti. Altri si appollaiavano alla meglio su qualunque superficie orizzontale più o meno salda alle pareti (mensole, davanzali, balaustre, nicchie). I più sfortunati restavano fuori dall’aula cercando di captare qualche suono intellegibile.
Ai miei tempi c’erano i registratori a cassette per poter carpire ogni parola del docente. C’erano gruppi di studenti che registravano e sbobinavano le lezioni per avere tutto il materiale delle lezioni. Perché non c’erano le dispense!
Ai miei tempi si trascorrevano ore e giorni interi in biblioteca a cercare e fotocopiare il materiale indispensabile per l’esame.
Ai miei tempi si facevano code di intere giornate (in certi casi si arrivava davanti ai portoni anche la notte precedente…neanche si dovessero acquistare i biglietti per un concerto!!!) pur di iscriversi ad un corso o ad un appello d’esame. Si facevano i turni: io vado a fare la fila per il prof. Tizio, tu fai quella per il prof. Caio…
Ai miei tempi avere udienza dal papa era più semplice che averla da un docente.
Ai miei tempi i professori facevano lezioni ex catedra…le domande erano un’opzione…il confronto improponibile.
Ai miei tempi fare una revisione (ossia far vedere il progetto prima dell’esame finale) era impresa titanica. Ci si riteneva fortunati se, in un anno, si riusciva a farne 3.
Ai miei tempi i docenti avevano la “mano pesante”:
Revisione di Urbanistica
studentessa: e qui avrei pensato di fare una specie di svincolo…
prof: uno “svincolo”?
studentessa: beh…sì…
prof: signorina…lei sa cos’è un cazzo?
studentessa:…in che senso scusi?
prof: un cazzo, signorina, un cazzo! Lei sa cos’è? Avrà una ventina d’anni, no? Quindi dovrebbe sapere cos’è un cazzo!
studentessa: beh…sì
prof: e se ne vede uno lo chiama col suo nome, vero?
studentessa: …sì…
prof: allora perché non fa lo stesso con questa? Questa è una banale curva, non uno svincolo!!!
Revisione di Progettazione
prof: secondo lei la merda sta su?
studente: …in che senso scusi?
prof: mi risponda! Secondo lei la merda sta su?
studente: beh…no
prof: allora non sta su neppure il suo progetto!!!
Esame di Matematica
prof: le piacerebbe avere la lode?
studente: beh…sì
prof: ottimo! Mi dia pure il libretto…
studente: …
prof: ecco a lei un bel 17 e lode!!!
Ai miei tempi i professori non avvertivano della propria assenza. Lo si scopriva quando, dopo una fila di un paio d’ore davanti alla porta in attesa che finisse la lezione precedente, dopo aver atteso il quarto d’ora accademico…e la mezz’ora…e i tre quarti d’ora…e l’ora…si capiva che il suddetto non si sarebbe presentato.
Ai miei tempi esistevano i libretti. Quelli di carta rilegati in finta pelle, che si tenevano come oggetti preziosi e che molti fingevano di perdere all’atto della riconsegna prima della discussione della tesi…solo per poterli conservare.
Ai miei tempi bisognava inseguire i docenti per farsi firmare il libretto e poter così registrare un esame.
Ai miei tempi prendere 28 era difficile, prendere 30 un’impresa, prendere 30 e lode un miracolo. I risultati si sudavano e nulla veniva regalato.
Ai miei tempi l’università funzionava per selezione naturale: andavano avanti solo quelli con “le spalle coperte” (come sempre) o quelli davvero bravi. I più scarsi o i più deboli si perdevano lungo la strada. E all’ultimo anno si arrivava davvero in pochissimi.
Ai miei tempi andare fuoricorso era la normalità. Perché l’università era davvero difficile. Soprattutto certe facoltà di certi atenei.
Ai miei tempi la laurea era davvero un sogno! Figurarsi il 110…magari con lode…
Ai miei tempi la carriera universitaria era un’utopia…e un desiderio segreto di quanti aspiravano a fare ricerca per evolvere se stessi e la materia.
Ai miei tempi il “dopo laurea” era…buio.
OGGI
Oggi esistono due tipi di studenti: i pendolari e i fuori sede. I primi vivono a casa con i genitori, e ogni mattina prendono il treno in modo da arrivare in tempo per l’inizio della lezione. I secondi abitano in piccoli appartamenti per lo più pagati dai genitori.
Oggi in pochi lavorano. Quasi nessuno cerca impiego in studi nei quali fare esperienza…tanto dovranno comunque fare tirocinio dopo la laurea.
Oggi gli studenti arrivano in aula giusto in tempo per la lezione. E non hanno di certo problemi di posti a sedere.
Oggi ogni corso conta in media 30-40 persone comodamente distribuite in grandi aule superattrezzate.
Oggi sono in pochi a volersi sedere in prima fila ad una lezione. Molto meglio sedersi dietro per poter dormire o farsi gli affari propri. Un po’ come al liceo.
Oggi hanno tavoli, e banchi, e sedie, ovviamente. E computer, e Internet, e…
Oggi i registratori a cassette sono reperti archeologici. Ma se pure esistesse ancora qualcosa di analogo, nessuno lo utilizzerebbe più, come a nessuno verrebbe più in mente di sbobinare una lezione. Tanto ci sono le dispense distribuite dallo stesso docente!
Oggi le biblioteche si usano per leggere o studiare. Per le ricerche c’è internet.
Oggi, per iscriversi ad un corso o ad un appello d’esame, basta farlo via Internet.
Oggi ogni docente ha un giorno settimanale di udienza.
Oggi i professori fanno una prima parte di lezione ex catedra, una seconda di domande e confronto.
Oggi non esistono più le revisioni. Esistono i laboratori: intere giornate durante le quali mentre gli studenti lavorano i docenti passano di tavolo in tavolo per osservare i progressi dei progetti, per guidare nelle scelte, per discutere dei lavori…per distribuire libri…per insegnare a disegnare…per FARE i progetti…
Oggi i professori devono essere discreti ed educati nei propri rapporti con gli studenti…guai ad essere troppo duri.
Oggi i professori devono avvertire della propria assenza una settimana prima…minimo. Possibilmente mandando una e-mail agli studenti e lasciando avvisi in bacheca.
Oggi non esistono più i libretti. Oggi esistono le tessere…tipo bancomat.
Oggi la registrazione dell’esame spetta tutta al docente.
Oggi i voti, almeno nei primi 3 anni di studio, si regalano. Strategia degli atenei per incentivare gli studenti a non fermarsi alla laurea triennale, ma ad andare avanti. È infatti regola che la media al termine dei 3 anni sia del 28. In risultato?
Esame di Progettazione, fase della discussione dei voti tra docente e assistenti
prof: bene…direi che a questo potremmo dare 30…il progetto era interessante…
io: sì…beh…ehm…il progetto gliel’ho fatto io però! Il suo era un disastro. Diamogli 25…26…
prof: no no…30…sei stata brava!
io: sì…grazie…perché non la lode allora?
prof: beh…ovvio…perché ti ha aiutata lo studente!
io: …
Oggi la selezione avviene, al massimo, in fase di esame di ammissione. Poi vanno avanti tutti!
Oggi andare fuoricorso è da sfigati. E, visto come è diventata l’università, non posso che essere d’accordo!
Oggi tutti arrivano alla laurea…molti con 110…magari con lode…
Oggi per molti (ma non per tutti!!!) la carriera universitaria è una scappatoia per evitare di confrontarsi con la realtà del mondo del lavoro. Si investono ancora un po’ di tempo ed energie nello studio, si accetta di diventare portaborse di un professore per qualche anno, poi finalmente, col sostegno dello stesso, si accede ad una cattedra. E ci si ferma. Perché la vera ricerca, oggi, la fanno in pochissimi!
Oggi il “dopo laurea” è…tirocinio…poi si vedrà!
“Perché proteggiamo (troppo) i nostri figli.”
P.S.:
- sono stata a lungo assistente in un corso di progettazione. Lo ero diventata prima ancora di laurearmi. E di cose ne ho viste tante. Ho visto studenti iscriversi all’università “perché una laurea devo pur prenderla, no?” Ho visto docenti ripetere di anno in anno le stesse lezioni senza modificarle di una virgola o di un’immagine. E li ho visti insegnare per abitudine, non per passione. Ho visto assistenti diventare ricercatori per poter diventare professori e potersi fermare. Ho visto ricercatori fingere di fare ricerca. Ho visto ricerche guardare solo al passato, mai al futuro. Ho ascoltato dibattiti di architettura trasformarsi in diatribe intorno al nulla. Ed ho ascoltato architetti finire per parlarsi solo addosso.
Il mondo universitario mi ha delusa e spoetizzata. Così al dottorato ho preferito il lavoro. E a tutt’oggi lo rifarei.
- tutti i dialoghi riportati sono reali…
- io parlo per esperienze vissute; certamente altri ne hanno avute di diverse…chi non si ritrova nelle mie parole non me ne voglia. Grazie.