Carcere

POMERIGGIO, ORE 18:30

Io e Gian Burrasca siamo alla festa di compleanno di una sua amichetta in un piccolo parco lungo il fiume. Dopo aver provato tutti i giochi disponibili, essersi arrampicato su scale di corda, essersi finto un pirata, aver sperimentato l’altalena dei grandi, aver affrontato la scalata di uno scivolo, essersi cimentato con le varie buche del minigolf, essersi rotolato allegramente nell’erba appena tagliata, ha finalmente accettato di tornare a casa. Mentre è intento a rinfilarsi le scarpe, arriva suo papà. Gian Burrasca, entusiasta per la sorpresa, lo trascina in un tour del posto approfittando del suo ruolo di cicerone per riprendere a giocare.
Dopo un po’ io, che sono lì ormai da 3 ore, faccio cenno a Lui di tentare di distrarlo per riportarlo sulla retta via del rientro a casa.

Gian Burrasca (arrampicandosi su un’altalena): PAPÀ!!! MI SPINGI?

Lui (avviandosi verso un piccolo recinto all’interno del quale un pony bruca pigramente dell’erba): …corri… vieni a vedere il cavallino!!!
Gian Burrasca (osservando scetticamente la bestiola, che fino a quel momento aveva del tutto ignorato): …
Lui (appoggiandosi alla staccionata): …guarda che bello che è!

Gian Burrasca (raggiungendo il padre e aggrappandosi alla recinzione): …
Lui (accarezzandogli la testina): …ti piace?
Gian Burrasca (studiando l’animale): …sì…
Lui (godendo di quel momento di relax): …
Gian Burrasca (con vocina preoccupata): …ma… papà?

Lui: sì?
Gian Burrasca (con aria triste): …perché il cavallino è in prigione?

Lui: !!!

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