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	<title>21.12.2012</title>
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	<description>Diario fino alla fine del mondo</description>
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		<title>Potrei ma non voglio!</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Feb 2012 15:38:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lui</dc:creator>
				<category><![CDATA[Vita quotidiana]]></category>

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		<description><![CDATA[Nella vita ci sono i &#8220;vorrei ma non posso&#8221; e in vista della fine del mondo viene spontaneo porsi delle domande. Ad oggi mancano poco più di 300 giorni e ieri, infastidito da una serie di pensieri scatenati da delle &#8230; <a href="http://www.2112.it/2012/potrei-ma-non-voglio/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nella vita ci sono i &#8220;<strong>vorrei ma non posso</strong>&#8221; e in vista della fine del mondo viene spontaneo porsi delle domande. Ad oggi mancano poco più di 300 giorni e ieri, infastidito da una serie di pensieri scatenati da delle reazioni di persone che conosco ho pensato che:</p>
<p>vorrei non avere figli</p>
<p>vorrei non essere mai stato sposato e non risposarmi più</p>
<p>vorrei avere un lavoro di 8 ore, ma anche meno</p>
<p>vorrei&#8230;preferibilmente un lavoro che mi lasci libera l&#8217;estate</p>
<p>vorrei staccare dal lavoro ad un orario preciso</p>
<p>vorrei, una volta staccato dal lavoro, non pensare più a quest&#8217;ultimo</p>
<p>vorrei poter andare in piscina due o tre volte la settimana</p>
<p>vorrei fare un immersione almeno una volta alla settimana</p>
<p>vorrei andar al cinema appena esce un film nuovo</p>
<p>vorrei poter dedicare il mio tempo libero alle mie passioni e allo sport</p>
<p>vorrei passare i week-end a visitare posti e fare fotografie</p>
<p>vorrei, l&#8217;estate, fare lunghi giri in moto</p>
<p>vorrei svaccarmi sul divano a guardare un film senza addormentarmi dalla stanchezza dopo 20 minuti</p>
<p>vorrei star fuori la sera fino a tardi e la mattina dormire finché voglio</p>
<p>vorrei il sabato e domenica mattina cancellarli dal calendario e passare direttamente al pomeriggio</p>
<p><strong>vorrei&#8230;hei un momento&#8230;ma tutte queste cose potrei (o avrei potuto) farle, il fatto è che non voglio!</strong></p>
<p>I miei &#8220;vorrei&#8221; sono attimi di riflessione che durano meno del tempo per scriverli che in fondo mi fanno dare un senso alle scelte che ho fatto nella vita. Non tornerei indietro mai!</p>
<p>Non mi pento di nulla. Quello che ho oggi mi da moltissima soddisfazione. Ovviamente bisogna fare delle rinunce o meglio delle scelte! Tutte le cose di cui sopra le ho anche avute in passato ma ho fatto poi scelte diverse. Non rinuncerei mai al piacere di un figlio anche se è un impegno che ti impone delle scelte ben precise. I primi anni con la mia prima figlia sono stati duri, soprattutto considerando lo stile di vita che avevo prima, ma non ho mai avuto il benché minimo dubbio. Faticoso certo, ma non ho mai pensato a tornare indietro o a vedere tutto ciò che non potevo fare come una rinuncia. E&#8217; stata una scelta. Non per niente c&#8217;è stato un secondo figlio e&#8230;si&#8230;vorrei un terzo!</p>
<p>E nonostante tutto riesco a fare ciò che voglio fare, solo con più calma, tempi permettendo. Ogni tanto scelgo anche di non fare una determinata cosa archiviandola per sempre o semplicemente mettendola nel cassetto delle &#8220;<strong>cose da fare prima o poi</strong>&#8220;!</p>
<p>C&#8217;è chi le chiama rinunce, io le chiamo scelte!</p>
<p>E non sono la stessa cosa! Perché nella vita non ci sono verità assolute, tutto si basa sulla percezione e sul significato che si da a loro!</p>
<p>Il bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto? No neppure! Perché dipende da quanta sete hai!</p>
<p>E sicuramente dipende anche da quanto amore c&#8217;è nella propria vita&#8230;fortunatamente nella mia ce ne è tanto!</p>
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		<title>Incubi</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Feb 2012 12:47:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lei</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie ed eventuali]]></category>
		<category><![CDATA[Vita quotidiana]]></category>
		<category><![CDATA[2112]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[tecnologia]]></category>

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		<description><![CDATA[MATTINA, ORE 6:00 Gian Burrasca (con vocina da pianto): BUAAAH! SIG!!! io (nel dormiveglia): &#8230;ma che&#8230; Gian Burrasca (con vocina lamentosa e indispettita): BUAAAH! NO!!! io (rendendomi conto che non è sveglio, ma sta parlando nel sonno): &#8230; Gian Burrasca &#8230; <a href="http://www.2112.it/2012/incubi/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>MATTINA, ORE 6:00</strong></p>
<p><strong>Gian Burrasca</strong> (con vocina da pianto): BUAAAH! SIG!!!<br />
<strong>io</strong> (nel dormiveglia): &#8230;ma che&#8230;<br />
<strong>Gian Burrasca</strong> (con vocina lamentosa e indispettita): BUAAAH! NO!!!<br />
<strong>io</strong> (rendendomi conto che non è sveglio, ma sta parlando nel sonno): &#8230;<br />
<strong>Gian Burrasca</strong> (con voce sempre più infastidita e contrariata): NO NO NO!!!<br />
<strong>io</strong>: &#8230;???&#8230;<br />
<strong>Gian Burrasca</strong> (con tono decisamente adirato e perentorio): NONONO!!! È MIO I-PAD!!!<br />
<strong>io</strong>: &#8230;!!!&#8230;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Chiaroveggenza 2</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Feb 2012 21:25:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lei</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie ed eventuali]]></category>
		<category><![CDATA[Vita quotidiana]]></category>
		<category><![CDATA[2112]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
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		<category><![CDATA[fashion]]></category>
		<category><![CDATA[moda]]></category>

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		<description><![CDATA[DOMENICA, ORE 19:00 Lui: tesoro&#8230; è pronto in tavola! io: ok&#8230; arrivo subito! Lui: tesoro&#8230; che ne diresti se martedì sera, visto che è San Valentino, andassimo fuori a cena solo io e te in un posto elegante e romantico? &#8230; <a href="http://www.2112.it/2012/chiaroveggenza-2/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>DOMENICA, ORE 19:00</strong></p>
<p><strong>Lui</strong>: tesoro&#8230; è pronto in tavola!<br />
<strong>io</strong>: ok&#8230; arrivo subito!<br />
<strong>Lui</strong>: tesoro&#8230; che ne diresti se martedì sera, visto che è San Valentino, andassimo fuori a cena solo io e te in un posto elegante e romantico?<br />
<strong>io</strong>: MAGARI!!!<br />
<strong>Lui</strong>: d&#8217;accordo allora!<br />
<strong>io</strong>: &#8230;non vedo l&#8217;ora, amore!!!</p>
<p><strong>outfit previsto</strong></p>
<p><a href="http://www.2112.it/wp-content/uploads/2012/02/vestito2.jpg" rel="lightbox[390]" title="vestito2"><img class="alignnone size-full wp-image-396" title="vestito2" src="http://www.2112.it/wp-content/uploads/2012/02/vestito2.jpg" alt="" width="465" height="700" /></a></p>
<p><strong>dress</strong>: Kenzo<br />
<strong>shoes</strong>: Pollini<br />
<strong>clutch</strong>: Coccinelle</p>
<p>&#8230;mmmh&#8230; chissà perché ho la sensazione che non indosserò questo outfit&#8230; ma no, non vedo proprio perché non dovrei!!!</p>
<p><strong>LUNEDÌ, ORE 7:30</strong></p>
<p><strong>io</strong> (in bagno, intenta a cercare di vestire Gian Burrasca): tesoro&#8230; come sei caldo! Mmmh&#8230; meglio che ti misuri la febbre, eh?<br />
<strong>Gian Burrasca</strong>: NO, TEMMOMETO NO!!!<br />
<strong>io</strong>: e se ti canto la canzoncina dei pirati?<br />
<strong>Gian Burrasca</strong>: PIATI PIATI!!!<br />
<strong>io</strong>: O&#8230;o&#8230;issa! O&#8230; o&#8230; issa!<br />
<strong>Gian Burrasca</strong>: &#8230;issa!<br />
<strong>termometro</strong>: 36.5<br />
<strong>io</strong>: corre i mari il brigantino, il capitano è con l&#8217;uncino&#8230;<br />
<strong>Gian Burrasca</strong>: &#8230;cino!<br />
<strong>termometro</strong>: 37<br />
<strong>io</strong>: lungo i mari è conosciuto, è il veliero più temuto!<br />
<strong>Gian Burrasca</strong>: &#8230;muto!<br />
<strong>termometro</strong>: 37.5<br />
<strong>io</strong>: cento attacchi, cento imprese, assaltiam la flotta inglese&#8230;<br />
<strong>Gian Burrasca</strong>: &#8230;ese!<br />
<strong>termometro</strong>: 38<br />
<strong>io</strong>: funi e vele lacerate, scoppi, grida e cannonate!<br />
<strong>Gian Burrasca</strong>: &#8230;ate!<br />
<strong>termometro</strong>: 38.5<br />
<strong>io</strong>: nuova rotta, nuova preda, non c&#8217;è flotta che non ceda&#8230;<br />
<strong>Gian Burrasca</strong>: &#8230;ceda!<br />
<strong>termometro</strong>: 39<br />
<strong>io</strong>: il bottino dividiamo, la canzone poi cantiaaamooo&#8230;<br />
<strong>Gian Burrasca</strong>: &#8230;aaamooo<br />
<strong>termometro</strong>: 39.1&#8230;bip bip bip!!!<br />
<strong>io</strong>: !!!<br />
<strong>Gian Burrasca</strong>: &#8230;ANCOAAA!!! ANCOA PIATI!!!</p>
<p><strong>MARTEDÌ, ORE 19:00</strong></p>
<p><strong>Lui</strong>: tesoro&#8230; è pronto in tavola!<br />
<strong>io</strong>: ok&#8230; arrivo subito!</p>
<p><strong>outfit indossato</strong></p>
<p><a href="http://www.2112.it/wp-content/uploads/2012/02/vestito1.jpg" rel="lightbox[390]" title="vestito1"><img class="alignnone size-full wp-image-397" title="vestito1" src="http://www.2112.it/wp-content/uploads/2012/02/vestito1.jpg" alt="" width="465" height="700" /></a></p>
<p><strong>pants</strong>: OVS<br />
<strong>pile</strong>: OVS<br />
<strong>socks</strong>: Calzedonia</p>
<p><strong>P.S</strong>.: la grigliata di carne mista preparata dal mio chef, però, era davvero insuperabile!!! ;)</p>
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		<title>Happy Valentine&#8217;s day!</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Feb 2012 17:13:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lei</dc:creator>
				<category><![CDATA[La fine del mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Varie ed eventuali]]></category>
		<category><![CDATA[2112]]></category>
		<category><![CDATA[fine del mondo]]></category>
		<category><![CDATA[San Valentino]]></category>

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		<description><![CDATA[Questo, in teoria, vista l&#8217;ormai vicina fine del mondo, dovrebbe essere l&#8217;ultimo San Valentino della storia. Volevo qualcosa di adatto all&#8217;occasione&#8230; e credo proprio di averlo trovato! ;) Buon San Valentino&#8230; :) GIUDIZIO DIVINO (da “12 delitti perfetti”, di D. &#8230; <a href="http://www.2112.it/2012/happy-valentines-day/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo, in teoria, vista l&#8217;ormai vicina fine del mondo, dovrebbe essere l&#8217;ultimo San Valentino della storia. Volevo qualcosa di adatto all&#8217;occasione&#8230; e credo proprio di averlo trovato! ;)</p>
<p>Buon San Valentino&#8230; :)</p>
<p><strong>GIUDIZIO DIVINO</strong><br />
<em>(da “12 delitti perfetti”, di D. Hexe)</em></p>
<p>L’uomo accese il computer. Poi aspettò che la connessione ad Internet fosse attiva. Digitò sulla tastiera il nome di un sito di chat&#8230;attese&#8230;poi digitò il proprio nick, Neat, ed una password&#8230;attese ancora. In breve fu all’interno di una stanza di conversazione. Scorse rapidamente i nomi delle donne collegate in quel momento. Uno in particolare attirò la sua attenzione: Lilith. Secondo la tradizione essa era il demone femminile portatore di disgrazia, malattia e morte, una strega adultera e lussuriosa. Nella realtà a quel nome corrispondeva l’immagine di una bella ragazza con lunghi capelli neri, grandi occhi verdi ed un viso sfrontato ornato da un sorriso impertinente. Indossava una maglietta trasparente che poco lasciava alla fantasia, e la sua figura formosa si stagliava netta e prepotente contro un meraviglioso tramonto sul mare. La sua descrizione si limitava ad una frase di Oscar Wilde: “L’unico modo per resistere alle tentazioni, è cedervi.” Intrigante.<br />
“Lilith&#8230;che nome diabolico&#8230;”<br />
“Esatto! Quindi attento a te! Scherzo ovviamente. Ciao&#8230;Neat?&#8230;Sbaglio o vuol dire ‘pulito’? Beh&#8230;buon per te! Io mi chiamo Diana&#8230;e tu?”<br />
“Diana&#8230;come la dea della caccia! Io invece sono Max!”</p>
<p><span id="more-382"></span><br />
La conversazione andò avanti per un po’ seguendo il filo stentato di un grazioso scambio di ovvietà. Poi, finalmente, lei decise di dare una svolta a quella noiosa empasse.<br />
“Senti, Orsetto Lavatore&#8230;io devo proprio andare. Ti lascio il mio numero, perché non so proprio quando potrò ricollegarmi. È davvero un caso che tu mi abbia trovata on-line oggi&#8230;”<br />
L’uomo sorrise di quell’insolito appellativo. Poi segnò il numero di telefono della ragazza su un piccolo taccuino nero, la salutò e chiuse la conversazione.<br />
Il giorno successivo decise di chiamarla: sapeva che non era il caso di lasciar ‘raffreddare’ la preda.<br />
“Pronto&#8230;Diana?”<br />
“Sì? Chi parla?”<br />
“Sono Max&#8230;ciao!”<br />
“Ehilà&#8230;non pensavo che ti avrei sentito così presto! A dire il vero non pensavo neppure che ti avrei mai sentito&#8230;”<br />
“Perché tanto scetticismo?”<br />
“Beh&#8230;con tutta quella manfrina sulla segretezza e sul fatto che nessuno deve sapere di te&#8230;pensavo che non ti saresti fatto vivo&#8230; Si può sapere cos’hai da nascondere? Sei per caso sposato?”<br />
“No&#8230;è solo che sono un personaggio piuttosto noto in certi ambienti&#8230;sarebbe davvero molto imbarazzante per me se si venisse a sapere che frequento delle chat! Il fatto è che&#8230;mi piacciono&#8230;e poi può capitare di conoscere gente interessante&#8230;come te!”<br />
“Che sfacciato adulatore che sei! Mi piace! Comunque non vedo proprio come qualcuno del tuo giro, qualunque esso sia, potrebbe venire a saperlo&#8230;ma rispetto la tua decisione.”<br />
Era fatta! La ragazza non sembrava interessata ad indagare oltre per venire a capo del suo bisogno di discrezione, e questo gli permetteva di togliersi dall’imbarazzo di annaspare, come talvolta gli era capitato, tra cervellotiche scusanti.<br />
Nei giorni successivi le telefonate divennero sempre più frequenti e prolungate. E audaci. Diana non faceva che stuzzicarlo con studiata malizia e consumata spudoratezza. E lui si limitava a sostenere quel gioco licenzioso evitando accuratamente di eccedere nell’istigarla. Fu lei, infatti, quando ormai le voci non bastavano più a soddisfare il reciproco desiderio così lungamente alimentato, a proporgli di vedersi.<br />
“Molto volentieri. Che ne dici se passo a prenderti e ti porto a cena in un posto speciale?”<br />
Sapeva già quale sarebbe stata la risposta. Sapeva sempre quale sarebbe stata. Perché faceva in modo che non potesse essere che quella.<br />
“Perché invece non ci vediamo da te? Mi hai così tanto decantato le meraviglie della tua casa che sono proprio curiosa scoprire se è davvero così straordinaria&#8230;”<br />
L’uomo non poté fare a meno di sorridere.<br />
“Va bene. Ma vengo comunque a prenderti io&#8230;sono uno strenuo difensore dei sani principi della cavalleria&#8230;e poi arrivarci non è semplicissimo.”<br />
Il giorno dell’appuntamento l’uomo iniziò a tessere la sua tela con largo anticipo: preparò una cena speziata a base di cibi palesemente afrodisiaci, apparecchiò la tavola con sfarzo vagamente dannunziano, approntò il letto con lenzuola di seta nera dal leggero sentore muschiato. Fece in modo che tutto si adattasse alla personalità della sua ospite perché lei potesse sentirsi a suo agio. Infine fece una lunga doccia rilassante, si vestì con accurata eleganza, scelse le chiavi di un coupé nero e aggressivo e partì.<br />
Lei si fece attendere quel tanto che bastava a confermare il suo essere assolutamente femminile. Poi comparve, splendida e seducente in un microabito nero e stivali a tacco vertiginoso, il volto truccatissimo, i capelli tenuti alti da un bastoncino trasparente che si schiudeva in una rosa intrappolata in una goccia di cristallo. L’uomo le aprì la portiera dell’auto soffermando lo sguardo su tutta quella provocante banalità e godendo tra sé del luccichio che aveva intravisto nei suoi occhi alla vista della sua ostentazione di ricchezza. Il viaggio ebbe come sottofondo il suo costante vociare intessuto di nulla, che lui tollerò assecondandolo nella sua pochezza. Infine un poderoso cancello di acciaio si schiuse su di un parco lussureggiante che celava un’architettura insolita fatta di vetro ed acqua.<br />
“WOW! Mi avevi detto che avevi una bella casa&#8230;ma non pensavo fosse COSÌ bella!”<br />
Lui la fece accomodare. Il soggiorno, impeccabilmente curato nei dettagli e raffinatamente minimalista negli arredi, si apriva con un’ampia vetrata sullo straordinario paesaggio circostante. Lei lanciò uno sguardo di disinteressata sufficienza a quello spettacolo meraviglioso, concentrandosi esclusivamente sullo sfoggio di se stessa: si tolse la giacca con gesto teatrale e svelò il resto del suo abito, tanto inadeguatamente sofisticato, quanto impudico. Sapeva di essere bella, e non mostrava di volerlo nascondere. Lui le offrì un aperitivo leggero, poi le servì la cena. Che fu lenta, per assaporare la consapevolezza di ciò che sarebbe avvenuto dopo, più che il cibo. Alla fine lui si alzò e le porse la mano.<br />
“Vieni&#8230;vorrei suonare per te&#8230;”<br />
“No&#8230;ho in mente qualcosa di più divertente&#8230;”<br />
Sì alzò a sua volta, e con un solo gesto istrionico sciolse i lunghi capelli. Poi gli si avvicinò, lo sospinse nuovamente sulla sedia, sollevò il vestito fino all’inguine e montò sulle sue gambe. Gli prese il viso con fermezza e lo baciò con una forza ed una risolutezza che sapevano di vino e di irriverenza. L’uomo la prese tra le braccia. La condusse in camera. E tra loro fu sesso, selvaggio ed animalesco, che li lasciò svuotati nel corpo e nei pensieri. Lei si riscosse da quel torpore quasi subito.<br />
“Posso fare una doccia?”<br />
“Certo&#8230;vai pure&#8230;ho lasciato degli asciugamani per te&#8230;”<br />
La donna si alzò, orgogliosa della propria nudità, ignorò la vestaglia di seta appoggiata su di una poltrona e sparì nel bagno.<br />
Entrata nella doccia, osservò che curiosamente vi erano due rubinetti per l’apertura dell’acqua ed un solo miscelatore per regolarne la temperatura.<br />
“Ehi Max&#8230;qui ci sono due rubinetti&#8230;quale devo aprire?”<br />
“Quello che vuoi&#8230;sono identici!”<br />
L’uomo attese&#8230;sentì provenire dall’altra stanza una voce scherzosa.<br />
“Ambarabaciccicoccò, tre civette sul comò&#8230;”<br />
L’uomo sorrise&#8230;la canzone finì. Poi udì lo scroscio dell’acqua ed ancora la voce squillante che canticchiava. Sì alzò, prese da un cassetto un piccolo taccuino nero, vi scrisse qualcosa con scetticismo, poi lo ripose. Quando lei uscì dalla doccia, lui si lavò a sua volta, riflettendo sul modo di far terminare quell’inutile serata prima possibile. Mascherò con eleganza il desiderio di liberarsi di quella donna, per la quale aveva ormai perso qualunque interesse, e trascorse il tempo a riempire il silenzio di chiacchiere svogliate e superficiali. Finalmente la ricondusse a casa.<br />
Nei giorni successivi iniziarono a sentirsi sempre più di rado. Poi l’uomo le telefonò per dirle che sarebbe partito per lavoro e che non sapeva quando sarebbe tornato.<br />
“Oh Max&#8230;mi spezzi il cuore! Valà, che lo sapevo che non ci saremmo più visti. È sta una bella scopata per entrambi, tutto qui. Buon viaggio e buona fortuna!”</p>
<p>Il giorno seguente, verso mezzogiorno, lui entrò in una nuova chat. Lesse i nomi delle donne presenti&#8230;poi si fermò su uno: Mumiah&#8230;gli sembrava impossibile. Quello era il nome del settantaduesimo Angelo di Luce, colui che domina durante il periodo di transizione tra l’oscurità della fine dell’inverno e la luce dell’equinozio di primavera. Provò a guardare il suo profilo, ma non vi era una descrizione, né una fotografia. Strano.<br />
“Ciao Mumiah! Nick insolito&#8230;cosa vuol dire?”<br />
“Vuoi saperlo davvero? È un po’ complicato&#8230;”<br />
“Dimmi&#8230;”<br />
“È il nome del mio Angelo Dominante. Vuol dire ‘Dio fine di ogni cosa’. Aiuta a portare a compimento e con successo le imprese cominciate.” Era incredibile.<br />
“Straordinario! Perché non volevi dirmelo?”<br />
“Perché le poche persone che mi hanno contattata alle quali l’ho spiegato mi hanno scambiata per una suora e sono sparite. Ma a me piace. E non ho intenzione di cambiarlo.” Era davvero incredibile.<br />
“Come mai in una chat?”<br />
“A dire il vero è la prima volta. Faccio orario continuato in ufficio, e per staccare dal lavoro in pausa pranzo navigo un po’ in Internet. Oggi ho voluto provare ad entrare in una chat. Ma non è il mio mondo. Dubito che ci entrerò ancora.”<br />
“Allora sono stato davvero fortunato!”<br />
La conversazione procedette per circa un’ora. Linda, questo era il nome della ragazza, si rivelò un’interlocutrice attenta e stimolante: parlarono di cinema e teatro, di arte e letteratura, di musica e poesia. Lei&#8230;era diversa. Unica. Non poteva perderla.<br />
“Linda&#8230;come posso ritrovarti?”<br />
“Come ti ho detto non è mia intenzione continuare a frequentare le chat. Mi spiace&#8230;ma mi ha fatto piacere conoscerti.” No Linda&#8230;non sfuggirmi.<br />
“Potrei lasciarti il mio numero di telefono&#8230;”<br />
“Non ti chiamerei. Non sono il tipo.”<br />
“Per favore&#8230;”<br />
“Beh&#8230;nella società in cui lavoro usiamo msn per comunicare tra un ufficio e l’altro. Potrei darti il mio indirizzo&#8230;”<br />
“Va bene! Benissimo!”<br />
“Però puoi contattarmi solo all’ora di pranzo!”<br />
“Ok. Ma&#8230;da casa, la sera, non riesci a collegarti?”<br />
“A casa non ho neppure il computer. Preferisco leggere un buon libro o ascoltare musica&#8230;” Quella ragazza non era reale. Era un sogno. Era il suo sogno.<br />
Le settimane trascorsero lente, ritmate dall’appuntamento quotidiano con colei che l’uomo definiva “il suo Angelo”. Lei sapeva coinvolgerlo con le sue parole, affascinarlo con i suoi progetti, travolgerlo con i suoi sogni. Per lei desiderava perdere la coscienza, obliare la memoria, schiudere il cuore. Con lei riusciva a palesare il suo vero essere, dimenticando gli inutili orpelli difensivi che le paure avevano costruito intorno al suo animo. Dopo un tempo che a lui parve infinito, leggerla non bastò più. Voleva almeno sentire la sua voce. Lei, che aveva imparato a fidarsi di quello strano uomo che sembrava quasi essere fatto della sua stessa essenza, accettò.<br />
E fu la voce. Quella di lui era calda, profonda, rassicurante: sgorgava calma e fluida per dare valore ai concetti espressi. Quella di lei era vivace, argentina, soave: scorreva veloce ed energica a mascherare un’inguaribile timidezza. Lunghe telefonate, notti insonni a condividere pensieri, giornate interminabili ad aspettare le notti. Infine, a lui non bastò più neppure la voce.<br />
“Linda&#8230;io devo vederti.”<br />
“Non chiedermelo. Non posso!”<br />
“Perché?”<br />
“Perché no!”<br />
“Non ti fidi di me?”<br />
“Non è questo! È che&#8230;non so! Ma perché non può restare tutto così?”<br />
“Non lo so&#8230;so che ho bisogno di vederti&#8230;” In realtà sapeva il perché! L’aveva capito da tempo ormai. Ma non poteva dirglielo. Non così. Non per telefono.<br />
Dopo molte insistenze, lei accettò.<br />
“Mi rendi un uomo felice. Voglio portarti a cena in un posto speciale!”<br />
“No. Voglio portarti io in un posto molto speciale.”<br />
Gli ultimi giorni prima dell’appuntamento trascorsero per lui in uno stato di incontenibile frenesia spirituale. La sua mente sovreccitata dipingeva di lei, del cui aspetto nulla conosceva, immagini di leggiadra bellezza, che subito erano cancellate dal tormento del dubbio e dal furore delle paure.<br />
E finalmente il giorno arrivò. Lui curò il suo aspetto in modo quasi maniacale: la doccia fu una lenta e bollente catarsi, la rasatura un rito che ebbe come strumento il vecchio rasoio a lama di suo padre, la vestizione una ricerca di informale impeccabilità. Lei aveva scelto di incontrarlo all’ora di pranzo in un parco ai confini della propria città: ritrovo in una minuscola rotonda affacciata su di una gorgogliante cascata. Lui la vide da lontano: gli voltava le spalle, intenta ad osservare lo scorrere dell’acqua. Riccioli biondi, splendenti sotto il sole primaverile, si appoggiavano sulla morbida curva delle spalle, a coronare un corpo snello e elegante sotto un leggero abito lungo a fiori. Come se avesse percepito la sua presenza, lei si voltò. Il movimento fece ondeggiare i capelli, che ricaddero intorno ad un viso sottile illuminato da due incredibili occhi azzurri. Era lei. Era il suo Angelo. Era l’essere più incantevole e perfetto che avesse mai visto. L’uomo si costrinse a non correrle incontro per prenderla tra le braccia e baciarla. Al contrario, le si avvicinò camminando adagio, quasi lei fosse una creatura dei boschi da non spaventare compiendo movimenti troppo repentini.<br />
“Linda&#8230;finalmente! Io&#8230;sono senza parole&#8230;la tua bellezza è lo specchio di ciò che hai nel cuore. Sono&#8230;felice. Semplicemente, totalmente felice!”<br />
Il lieve rossore che le comparve sulle guance era l’unica nota di colore su di una pelle candida e pulita, sulla quale il trucco sarebbe stata un’inutile stonatura. Il suo timido sorriso aggiunse nuova grazia al volto etereo.<br />
“Vieni con me. Abbiamo un po’ di strada da fare&#8230;”<br />
Si incamminarono l’uno al fianco dell’altra. Un silenzio rapito scese tra loro, punteggiato solo dai lievi rumori del mondo circostante. Procedevano senza fretta, scambiandosi sguardi furtivi ed assaporando la loro reciproca vicinanza. Percorsero prati animati da corse di bimbi e risate di ragazzi, viottoli erti che si snodavano svogliati tra rocce brulle, macchie boschive odorose di resina e terra. Poi lei svoltò verso una bassa collinetta coperta da una selva fitta e trascurata che sembrava un’isola un mezzo ad un mare erboso. Sulla sua cima si apriva una piccola radura, all’interno della quale era incastonata una chiesa medievale dall’aspetto fiabesco. Lui era senza fiato.<br />
“Mi hai sorpreso. Nessuno vi era mai riuscito&#8230;”<br />
“È il mio posto segreto&#8230;”<br />
“Come l’hai scoperto?”<br />
“Non è da molto che vivo in questa città. Non avendo amici con cui uscire passo il mio tempo facendo lunghe passeggiate. E durante uno dei miei giri ho scovato questa meraviglia. Non si può visitare perché è pericolante&#8230;ma sto lottando per farla restaurare e riaprire&#8230;”<br />
“Sono senza parole&#8230;”<br />
Lei gli donò un nuovo, radioso sorriso. Poi aprì un cestino che portava sotto il braccio e ne trasse l’occorrente per un picnic: una tovaglia a quadri bianchi e rossi fu stesa sull’erba e imbandita con quiches, panini, focacce ed una bottiglia di vino rosso. Mai pasto fu per lui più delizioso: gustava ogni cibo come ogni lieve carezza rubata, centellinava il vino come la contemplazione di lei, godeva dei sapori come del profumo della sua pelle. Il pranzo terminò con una tazza di caffè nero e fumante ed una fetta di torta di mele.<br />
“Se mi dici che hai cucinato tutto tu&#8230;ti sposo subito!”<br />
“Allora sarai costretto a portarmi all’altare!” Si guardarono. Lui la fissò con una serietà ed una fermezza che non lasciavano adito a dubbi: non stava scherzando. Lei si sorprese a gioire di quell’idea, ma abbassò subito lo sguardo per spezzare quell’imbarazzato incantesimo che l’attraeva tanto quanto la spaventava. Il pomeriggio trascorse veloce. Troppo veloce. Quando si salutarono la reciproca promessa di rivedersi al più presto fu inevitabile.<br />
Seguirono settimane di trepidanti attese ed emozionanti incontri, di lunghe chiacchierate ed interminabili passeggiate. Visitarono mostre e musei, si persero in clericali silenzi di ombrosi chiostri e nella brulla confusione di storiche rovine. L’uomo era felice. E leggeva negli occhi di lei la stessa gioia. Eppure nessuno dei due osava palesare i propri sentimenti, né a parole, né con l’esplicità di un gesto semplice ed intenso come un bacio.<br />
Poi un giorno, durante una delle loro escursioni, si ritrovarono proprio nei pressi della piccola chiesa del loro primo appuntamento. Lui la guidò verso la costruzione, e quando vi giunsero la fermò, le afferrò il viso con delicata forza, e posò le sue labbra su quelle morbide e rosate di lei. Mai bacio fu più meraviglioso. Era come se le loro anime si fossero finalmente fuse. E a quello ne seguirono altri, sempre più intensi, unici, travolgenti.<br />
“Linda&#8230;vorrei invitarti a casa mia per il weekend&#8230;”<br />
Lei accettò: ogni sua paura ed ogni ritrosia erano state spazzate via dalla fiduciosa sicurezza che quell’uomo le trasmetteva.</p>
<p>Era venerdì sera. L’uomo aveva riposato tutto il giorno senza pensare a quello che sarebbe stato dopo. Perché sapeva che sarebbe stato perfetto. Nessuna tela da tessere, nessuna trappola da approntare. Semplice oblio dell’attesa.<br />
Avrebbero cucinato insieme. Avrebbero mangiato in giardino guardando il tramonto. Poi l’avrebbe presa tra le braccia e portata in camera, dove avrebbero fatto l’amore tra lenzuola di lino profumate di lavanda. Non doveva fare nulla di speciale per adattare il suo mondo a lei, perché loro due erano uguali, e lei era tutto il suo mondo. Prima di andare fece una lunga doccia rilassante, indossò jeans e camicia, scelse le chiavi del vecchio maggiolone sul quale aveva imparato a guidare e partì.<br />
Lei si fece trovare davanti al portone: era talmente emozionata da non riuscire a stare in casa ad attenderlo. Era incantevole in jeans e camicia, il volto pulito e leggermente arrossato dal sole estivo, i capelli legati in una morbida coda. L’uomo le aprì la portiera dell’auto soffermando lo sguardo su tutta quella delicata bellezza. Il viaggio ebbe come sottofondo il silenzio della notte e delle parole non dette. Infine il poderoso cancello di acciaio si schiuse sul parco lussureggiante e sull’architettura di vetro ed acqua.<br />
“È&#8230;meravigliosa!”<br />
Lui la fece accomodare. Nel soggiorno, che si apriva con un’ampia vetrata sullo straordinario paesaggio circostante, lei non poté fare a meno di lasciarsi conquistare dallo straordinario spettacolo delle colline illuminate dal sole ormai basso, dei boschi che le spruzzavano di un verde più intenso, dei campi coltivati che ne disegnavano le pendici, dei lontani paesini che sembravano appoggiati su di un telo di seta erbosa.<br />
“Oh Max&#8230;sembra un quadro&#8230;toglie il fiato&#8230;”<br />
Lui le offrì un aperitivo leggero poi, insieme, prepararono la cena. E fu divertente. E curioso. E seducente. Le mani si persero tra farina e carezze, il sapore dei cibi si confuse con quello delle labbra, il profumo delle pietanze si mescolò con quello della loro pelle accaldata dall’eccitazione. Mangiarono accoccolati in mezzo al prato, gli sguardi persi nel tramonto, i cuori ingombri di emozioni. Alla fine lui si alzò e le porse la mano.<br />
“Vieni&#8230;vorrei suonare per te&#8230;”<br />
Il lucido pianoforte a coda trasformò in note tutta la passione e la devozione che l’uomo provava. E lei ascoltò rapita, la musica e i sentimenti che trasmetteva. Poi lui si alzò, la prese tra le braccia e la condusse in camera. E tra loro fu amore, tenero e travolgente. E lui, nell’estasi, perse coscienza delle proprie certezze ricusando i principi nei quali aveva sempre creduto. Restarono abbracciati, a lungo, nel silenzio, godendo solo dell’odore della loro simbiosi e della pace del loro essere insieme. Infine lui si alzò, infilò una vestaglia e si avvicinò alla finestra osservando l’orizzonte notturno senza vederlo.<br />
“Vorrei che restassi&#8230;”<br />
“Pensavo che avessimo già deciso che sarei rimasta qui tutto in weekend&#8230;”<br />
Lui si voltò a guardarla.<br />
“Intendo per sempre. Ti amo Linda.”<br />
Il sorriso di lei e le sue lacrime commosse furono la risposta nella quale lui sperava. La donna gli corse incontro ed affondò il viso contro il suo petto.<br />
“Per sempre Max&#8230;per sempre. Ti amo.”<br />
La tenne stretta per un po’, poi la lasciò andare e le sfiorò le labbra con un bacio leggero.<br />
“Che ne dici di una nuotata al chiaro di luna? Ti aspetto fuori.”<br />
“Arrivo subito.”<br />
“Fai con calma&#8230;”<br />
L’uomo aveva fretta di andare. Doveva assolutamente fare una cosa prima che lei lo raggiungesse. Sapeva che adorava l’acqua, e voleva che fosse lì che accadesse. Raggiunse la piscina, estrasse dalla tasca una scatolina blu, la aprì e ne controllò il contenuto: il solitario splendeva nel suo piccolo scrigno, promessa di fedeltà ed amore eterni. Si sarebbero immersi ed avrebbe fatto in modo che lei trovasse il cofanetto e lo aprisse. Poi le avrebbe chiesto di sposarlo. Riusciva ad immaginare ogni istante pregustando le emozioni di entrambi. Ma&#8230;come mai ci metteva così tanto? Poi udì un urlo straziante.</p>
<p>Lei lo guardò uscire dalla stanza. Non si era mai sentita così turbata e felice: le sembrava che il cuore volesse esploderle in petto. Rovistò nel suo borsone alla ricerca del costume: per un attimo pensò che avrebbe anche potuto farne a meno, ma era troppo pudica per esibire sfacciatamente la propria nudità. Cercò, ma le mani erano così tremanti e la mente così distratta che non riuscì a trovarlo pur avendolo preso e spostato più volte. Doveva calmarsi: non poteva e non voleva sembrare una ragazzina impacciata. Non con lui. Non con il suo amore. Decise di fare una breve doccia: l’acqua bollente l’avrebbe rilassata. Entrata nel box, osservò che curiosamente vi erano due rubinetti per l’apertura dell’acqua ed un solo miscelatore per regolarne la temperatura. Le venne in mente di affacciarsi e chiedere a Max quale avrebbe dovuto usare. Poi ci ripensò: la cosa più terribile che le sarebbe potuta accadere era di essere investita da uno scroscio ghiacciato. Avvicinò la mano ad uno dei rubinetti. Esitò. Poi la spostò sull’altro ed aprì il getto.</p>
<p>Il lamento durò solo il tempo di un sospiro. Poi fu di nuovo il silenzio. Cupo. Profondo. Angosciante. Il cuore di lui sembrò fermarsi per un istante, poi riprese a battere furiosamente mentre correva nel disperato tentativo di salvarla. Oddio no. Non lei. Non il mio Angelo. Volò verso la camera, ma sapeva che al suo arrivo sarebbe già tutto finito. Spalancò la porta del bagno: il liquido scrosciava sulla carcassa della donna&#8230;ciò che restava delle sue mani scivolava ancora lungo il vetro lasciando tracce di sangue e carne. Lui serrò gli occhi e si voltò. Come aveva fatto a non pensarci? Come aveva potuto dimenticare di bloccare il mortale congegno? COME??? Non riuscì a fermare il grido lacerante che sembrò squarciargli la gola, spaccargli il petto, offuscargli la mente. Poi il nulla. Un’irreale, rassegnata serenità si impossessò del suo essere.<br />
Chiuse la porta del bagno e si avviò nel suo studio. Prese dal cassetto dello scrittoio il suo vecchio, piccolo taccuino nero e lo aprì. Tante pagine, una per ogni donna che aveva varcato la porta di quella casa, tante annotazioni per ognuna, una sola parola per chiudere ciascuno di quei capitoli femminili: buona o cattiva. Nel primo caso erano tornate alle loro case con il ricordo di una piacevole serata. Nel secondo i loro corpi disciolti erano scivolati nelle fognature&#8230;dove era giusto che finissero. Sfogliò il piccolo libro: quante donne aveva avuto nella sua vita? Aveva perso il conto, ma le loro tracce restavano sulla carta a ricordargli la sua missione. L’ultima recava il nome Diana, dei brevi appunti, poi un semplice “buona”. Quella successiva era rimasta bianca. Perché appena l’uomo aveva conosciuto Linda aveva capito che lei era diversa. Era pura. Era sincera. Era virtuosa. Era il suo Angelo. O almeno così credeva. Lui prese a compilare la nuova scheda, che concluse con un lapidario “cattiva”. Poi chiuse il taccuino, si appoggiò allo schienale della poltrona, chiuse gli occhi e si abbandonò ai ricordi.<br />
Come era iniziata tutta quella storia? Tornò alla sua infanzia: una madre autoritaria ed inflessibile, un padre debole e sottomesso, la decisione di lei di farlo studiare in un rigido collegio religioso. Solo per liberarsi di quel figlio, che altro non era se non un inutile peso. All’apparenza sereno e gestito da santi uomini, l’istituto si era al contrario rivelato un luogo di segregazione fisica e di angherie psicologiche. I padri, animati da un eccesso di zelo religioso e inaspriti dalla rigidità delle regole del loro ordine, avevano maturato una sorta di profondo odio nei confronti del mondo esterno, che ritenevano fonte di incessanti e pervicaci tentazioni. E chi, se non la donna, era la peggiore di queste? Eva tentatrice nel giardino dell’Eden; Lilith demoniaca seduttrice di uomini e assassina di bambini; Salomè capricciosa che bramò la testa di San Giovanni Battista; le figlie di Lot, incestuose e concupiscenti; la moglie di Giobbe, incapace di resistere alle manovre di Satana. Attraverso il peccaminoso abuso della loro innata carica erotica, le donne erano in grado di rendere gli uomini dissennati, empi, lordi di lussuriosa sozzura. Per anni la sua suggestionabile mente di fanciullo era stata tempestata di insegnamenti finalizzati all’odio nei confronti dell’altro sesso. Poi era accaduto l’imponderabile: il suicidio del padre, per il quale lui nutriva profonda ammirazione e smisurato affetto. Era stato proprio lui a trovarlo, accasciato sul suo scrittoio, il cervello trapassato da un proiettile, il sangue ad impregnare il legno. La madre aveva tentato di persuaderlo che l’unica causa di quello scellerato gesto era una depressione che lo accompagnava ormai da anni. Ma lui si era convinto che la colpa era solo di quella donna. Di quell’iniqua femmina che ne aveva insudiciato e traviato l’animo, la mente ed il corpo. Ed era stato in quel preciso momento che il suo cervello aveva iniziato ad elaborare la convinzione che il mondo dovesse essere liberato da quegli esseri infami. E che lui stesso fosse stato chiamato da Dio per farsi suo strumento in quella missione di purificazione. Gli anni avevano radicato in lui quella certezza. I suoi studi di chimica, apparentemente finalizzati a gestire l’azienda di famiglia, gli avevano offerto il modo. La doccia come strumento era stata banale logica dettata dall’idea di un ironico contrappasso, che la sua lungimiranza aveva perfezionato. L’uomo aveva quindi creato un oggetto, all’apparenza innocuo, che celava al suo interno un diabolico congegno di morte. Due rubinetti: uno apriva una valvola collegata alle normali tubature dell’acqua; l’altro si collegava ad una cisterna contenente un acido di sua invenzione capace di sciogliere in pochi minuti qualunque prodotto organico&#8230;carni ed ossa comprese. L’apertura di una della due valvole bloccava automaticamente l’altra, in modo che la scelta tra vita e morte fosse univoca e non si potessero usare entrambi i rubinetti. Il resto era lasciato a Dio, che guidava le mani delle donne pure verso la salvezza della catarsi e quelle delle peccatrici verso la dannazione dell’inferno. Eppure&#8230;eppure non avrebbe mai pensato che l’animo di Linda fosse corrotto&#8230; Poi un pensiero gli attraversò la mente: e se la scelta fosse frutto di una semplice quanto crudele casualità anziché di un verdetto divino? No&#8230;non era possibile&#8230;l’idea era assurdamente terrificante. Poi ripensò al nick della donna: “Mumiah”, l’angelo che aiuta a portare a compimento e con successo le imprese cominciate. Ma certo&#8230;come aveva fatto a non pensarci? Dio stesso aveva voluto metterlo alla prova mandando il suo messaggero. Dio stesso aveva voluto comunicargli la propria approvazione riguardo la sua missione. Dio stesso gli aveva mandato Mumiah per aiutarlo a proseguire nella sua opera di purificazione. Linda non era una donna, ma un angelo, il suo Angelo, ed era tornata lì da dove era venuta. Sorrise.<br />
Tornò verso il bagno: l’acido doveva ormai aver terminato la propria opera. Guardò la doccia ormai vuota, quindi si avvicinò al mobile che celava al suo interno i comandi del letale marchingegno. Una leva interruppe l’erogazione del liquido mortale; un’altra attivò un getto disinfettante per rimuovere ogni traccia di esso dalle superfici del box; un’altra ancora sbloccò le porte di quella scatola di morte, che si erano automaticamente serrate nel momento in cui il rubinetto dell’acido era stato aperto; l’ultima chiuse la valvola della cisterna. Soddisfatto, l’uomo fece cadere ai propri piedi la vestaglia e si infilò nella doccia: doveva togliere la lordura del sesso dal corpo e dalla mente. Allungò la mano verso il rubinetto dell’acqua. Ed esitò. Se lui non avesse conosciuto il segreto di quel congegno&#8230;che rubinetto avrebbe scelto? Si riscosse. Aprì l’acqua e si abbandonò ad essa.</p>
<p>Dopo essersi asciugato, l’uomo tornò allo scrittoio. Con dita malinconiche sfiorò una macchia scura: il legno aveva assorbito il sangue del padre a sua imperitura memoria. Accese il computer. Aspettò che la connessione ad Internet fosse attiva. Digitò sulla tastiera il nome di un sito di chat&#8230;attese&#8230;poi digitò il proprio nick ed una password&#8230;attese ancora. In breve fu all’interno di una stanza di conversazione. Scorse rapidamente i nomi delle donne collegate in quel momento. Uno in particolare attirò la sua attenzione&#8230;</p>
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		<title>Io odio le SMART!</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Feb 2012 16:47:27 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[smart]]></category>

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		<description><![CDATA[Il mio odio per le SMART è noto! Quando poi vedo cose così, DOPO MEZZ&#8217;ORA CHE CERCO PARCHEGGIO, &#8230;che dire&#8230; :-D Speriamo che con la fine del mondo &#8220;loro&#8221; se ne vadano per prime!]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il mio <a title="LUI E LA GUIDA" href="http://www.2112.it/2012/lui-e-la-guida/">odio per le SMART</a> è noto!</p>
<p>Quando poi vedo cose così, DOPO MEZZ&#8217;ORA CHE CERCO PARCHEGGIO, &#8230;che dire&#8230; :-D</p>
<p><a href="http://www.2112.it/wp-content/uploads/2012/02/SMART.jpg" rel="lightbox[376]" title="SMART"><img class="alignright size-large wp-image-377" title="SMART" src="http://www.2112.it/wp-content/uploads/2012/02/SMART-1024x768.jpg" alt="" width="584" height="438" /></a>Speriamo che con la fine del mondo &#8220;loro&#8221; se ne vadano per prime!</p>
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		<title>La fine del mondo e la scienza! Quanto disturbo!</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 16:01:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lui</dc:creator>
				<category><![CDATA[La fine del mondo]]></category>
		<category><![CDATA[fine del mondo]]></category>
		<category><![CDATA[maya]]></category>
		<category><![CDATA[televisione]]></category>

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		<description><![CDATA[Qualcuno sicuramente ci crede! E vabbè ai creduloni siamo abituati&#8230;i pubblicitari ne sanno qualcosa! Non mi aspettavo però di trovare addirittura una pagina sul sito della NASA con domande  e risposte sul fatto che il mondo non finirà nel 2012! &#8230; <a href="http://www.2112.it/2012/la-fine-del-mondo-e-la-scienza-quanto-disturbo/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualcuno sicuramente ci crede! E vabbè ai creduloni siamo abituati&#8230;i pubblicitari ne sanno qualcosa!</p>
<p>Non mi aspettavo però di trovare addirittura una pagina sul sito della <a title="NASA" href="http://www.nasa.gov/topics/earth/features/2012.html" target="_blank">NASA con domande  e risposte sul fatto che il mondo non finirà nel 2012</a>!</p>
<p>Ma dico io&#8230;quelli della NASA non hanno di meglio da fare? Già che ci sono potrebbero dimostarre scientificamente che la neve a Roma non è un fenomeno poi così raro!</p>
<p>&#8230;hem&#8230;a <a href="http://www.meteo-net.it/articoli/storiconeve.aspx" target="_blank">questa pagina</a> ci ha già pensato qualcuno! Google è sempre piena di sorprese! :-)</p>
<p>Comunque me lo sento&#8230;nei prossimi mesi spunteranno talk show televisivi che affronteranno l&#8217;argomento! Mi vedo già i titoli di PORTA A PORTA e DLIN DLON i soliti buffoni a far salotto e parlarsi addosso! Che tristezza la TV di stato!</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Neve a Roma! ripeto&#8230;neve&#8230;non è l&#8217;apocalisse!</title>
		<link>http://www.2112.it/2012/neve-a-roma-ripeto-neve-non-e-lapocalisse/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=neve-a-roma-ripeto-neve-non-e-lapocalisse</link>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 13:19:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lui</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie di cronaca]]></category>

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		<description><![CDATA[sul Corriere: La città semideserta aspetta la neve Alemanno: alle 14 il momento peggiore Scuole e uffici pubblici chiusi, circolazione vietata alle due ruote con obbligo di catene a bordo per le auto. Primi fiocchi misti ad acqua a Roma &#8230; <a href="http://www.2112.it/2012/neve-a-roma-ripeto-neve-non-e-lapocalisse/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>sul Corriere:</p>
<blockquote><p>La città semideserta aspetta la neve<br />
Alemanno: alle 14 il momento peggiore</p>
<p>Scuole e uffici pubblici chiusi, circolazione vietata alle due ruote con obbligo di catene a bordo per le auto. Primi fiocchi misti ad acqua a Roma Nord.</p>
<p>venerdì mattina la città è semideserta, pochissime le macchine private che circolano. Sul Gra Anas stima traffico ridotto di circa il 50%.</p>
<p>&nbsp;</p></blockquote>
<p>su Repubblica:</p>
<blockquote><p>
neve alle porte della capitale</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nella Capitale chiuse scuole e uffici, iniziano i disagi.</p></blockquote>
<p>per non parlare delle dirette che indicano che due fiocchi di neve stanno cadendo in via tal dei tali!</p>
<p>No ma dico, ragazzi!!! <strong>E&#8217; neve!!</strong> Non pioggia acida. Non è la fine del mondo, l&#8217;apocalisse&#8230;</p>
<p>Stanno facendo pure la diretta video!!! C&#8217;è una webcam che trasmette le immagini dal GRA&#8230;e neve non se ne vede!</p>
<p>SPQR Sono Pazzi Questi Romani</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Conseguenze</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 12:50:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lei</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie ed eventuali]]></category>
		<category><![CDATA[Vita quotidiana]]></category>
		<category><![CDATA[2112]]></category>
		<category><![CDATA[asilo]]></category>

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		<description><![CDATA[OGGI, ORE 13:15, UFFICIO Seduta alla mia scrivania, naso dolorante, labbro spaccato e gonfio, pancia mezza ustionata, cerco di lavorare. La mia testa risuona ancora della rigida vibrazione del vetro contro la faccia. Mi sento completamente intontita. Squilla il telefono. &#8230; <a href="http://www.2112.it/2012/conseguenze/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>OGGI, ORE 13:15, UFFICIO</strong></p>
<p>Seduta alla mia scrivania, naso dolorante, labbro spaccato e gonfio, pancia mezza ustionata, cerco di lavorare. La mia testa risuona ancora della rigida vibrazione del vetro contro la faccia. Mi sento completamente intontita.<br />
Squilla il telefono.</p>
<p><strong>io</strong>: sì pronto?<br />
<strong>voce</strong>: sì pronto! Telefono dall&#8217;asilo Il Girasole. Volevo dirle che suo figlio è stato preso.<br />
<strong>io</strong>: preso?<br />
<strong>voce</strong>: sì, preso! Lo sapeva già?<br />
<strong>io</strong>: PRESO??? Come preso? Da chi? Chi è venuto a prenderlo? Ma ci sono stati dei problemi? CHI È CHE È VENUTO A PRENDERLO?!?<br />
<strong>voce</strong>: &#8230;ehm&#8230; intendo che è stato accettato all&#8217;asilo&#8230; Il Girasole&#8230; dove avevate fatto richiesta di iscrizione&#8230;<br />
<strong>io</strong>: &#8230;<br />
<strong>voce</strong>: &#8230;<br />
<strong>io</strong>: IL GIRASOLE!!! NON IL VELIERO!!! IL GIRASOLE!!! Mi scusi sa&#8230; pensavo all&#8217;asilo in cui è adesso&#8230; cioè&#8230; al nido. Pensavo ci fossero stati problemi. Mi scusi ancora. Grazie mille&#8230; è davvero un&#8217;ottima notizia.<br />
<strong>voce</strong>: si figuri&#8230; ehm&#8230; buongiorno allora&#8230; le faremo sapere la data della riunione&#8230; sì&#8230; le manderemo una lettera&#8230; va bene?<br />
<strong>io</strong>: sì sì&#8230; ok&#8230; benissimo&#8230;<br />
<strong>voce</strong>: arrivederci allora&#8230;<br />
<strong>io</strong>: arrivederci&#8230;</p>
<p>CLICK!!!</p>
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		<title>Ouch!</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 12:25:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lei</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie ed eventuali]]></category>
		<category><![CDATA[Vita quotidiana]]></category>
		<category><![CDATA[2112]]></category>
		<category><![CDATA[caffè]]></category>
		<category><![CDATA[porte]]></category>

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		<description><![CDATA[OGGI, ORE 11:30 CIRCA, UFFICIO YAWN!!! Sbadiglio. Mi stiracchio. Guardo lo schermo. Ok&#8230;it&#8217;s coffee time! Mi alzo, apro la porta a vetri del mio ufficio, richiudo la porta a vetri del mio ufficio, percorro i corridoi, supero la sala riunioni, &#8230; <a href="http://www.2112.it/2012/ouch/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>OGGI, ORE 11:30 CIRCA, UFFICIO</strong></p>
<p>YAWN!!!<br />
Sbadiglio. Mi stiracchio. Guardo lo schermo. Ok&#8230;it&#8217;s coffee time!<br />
Mi alzo, apro la porta a vetri del mio ufficio, richiudo la porta a vetri del mio ufficio, percorro i corridoi, supero la sala riunioni, varco la porta a vetri aperta dell&#8217;area relax, mi fermo davanti alla macchinetta del caffè.<br />
Prendo la cialda, la inserisco nell&#8217;apposito scomparto, premo il tasto per la preparazione del caffè. Aspetto. Dopo qualche minuto di riscaldamento, il liquido bollente riempie abbondantemente il bicchiere.<br />
Afferro saldamente il bicchiere con la punta delle dita per non farlo cadere e contemporaneamente non scottarmi, attraverso l&#8217;area relax, mi schianto sonoramente con la faccia contro la porta a vetri chiusa (&#8230;chiusa???) dell&#8217;area relax, mi verso addosso quasi l&#8217;intero contenuto fumante del bicchiere, lascio cadere il bicchiere con il resto del caffè sugli stivali.</p>
<p>OUCH!!!</p>
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		<title>Gian Burrasca e la nautica</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 22:00:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lei</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie ed eventuali]]></category>
		<category><![CDATA[Vita quotidiana]]></category>
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		<category><![CDATA[bambini]]></category>
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		<description><![CDATA[Gian Burrasca adora da sempre tutto ciò che ha a che fare con il mare e con l&#8217;acqua in generale. A 3 mesi ha cominciato il suo primo corso di acquaticità; a 4 è partito con noi per una Settimana &#8230; <a href="http://www.2112.it/2012/gian-burrasca-e-la-nautica/">Continua a leggere <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gian Burrasca adora da sempre tutto ciò che ha a che fare con il mare e con l&#8217;acqua in generale. A 3 mesi ha cominciato il suo primo corso di acquaticità; a 4 è partito con noi per una Settimana Blu in Mar Rosso, ha fatto il primo bagnetto sulla barriera corallina ed ha partecipato ad un full day in barca. A 5 ha fatto i 25 m nella piscina olimpionica profonda 5 m&#8230; coi braccioli, è ovvio, ma in perfetta autonomia (con la sottoscritta alle calcagna)! A 11 mesi, in Grecia, ha deciso di fare il suo primo bagno da solo&#8230; ed ha gattonato sereno verso il mare fino a che l&#8217;acqua non gli è arrivata alla bocca. Stesso periodo e stesso luogo, vedendo Lui che lo chiamava dalla piscina, vi si è tranquillamente tuffato. A 22 mesi, in Sicilia, dopo un tour in barca, si è lasciato calare nelle cristalline acque del Mediterraneo&#8230;salvo poi schizzare fuori a causa del gelo delle stesse. A 23, in Puglia, aveva già preso l&#8217;abitudine di fare la siesta pomeridiana comodamente adagiato nel suo personale canottino.<br />
Mi viene anche in mente che, durante la gravidanza, l&#8217;unico modo per evitare che mi riempisse di calci era&#8230; nuotare! Cosa che ho fatto praticamente fino ad una settimana prima del parto&#8230;<br />
A casa, poi, non fa che curiosare tra i libri e riviste su fauna marina, subacquea e barche (galleggianti e sommerse). Che nella nostra libreria abbondano, vista la passione per il mare che accomuna me e Lui. Ho anche comperato dei libri pop up proprio su quegli argomenti, in modo che possa guardare, toccare e imparare in modo divertente.<br />
Visto questo suo interesse, il momento del bagnetto è l&#8217;ideale per le sue sperimentezioni: abbandonate le paperelle dopo pochi mesi, la vasca da bagno si è progressivamente popolata di pesci ed imbarcazioni, che lui fa muovere sicure tra iceberg di palline colorate.</p>
<p><strong>OGGI POMERIGGIO, BAGNETTO TIME</strong></p>
<p><strong>io</strong>: tesoro&#8230;cosa vuoi oggi? Le palline, i pesci o le barchette?<br />
<strong>Gian Burrasca</strong> (già immerso fino al collo nell&#8217;acqua calda e colorata di blu): mmm&#8230;bacchette!<br />
<strong>io</strong>: ok&#8230;allora&#8230;il motoscafo&#8230;la barca a vela&#8230;la pilotina&#8230;e la grande barca da pesca!<br />
<strong>Gian Burrasca</strong> (le prende tutte e inizia a farle sfrecciare nel liquido): vvvvvvvvvvvv&#8230;ssssssch&#8230;vrom vrom&#8230;maaaaaaaaaaaammm&#8230;<br />
<strong>io</strong>: &#8230;<br />
<strong>Gian Burrasca</strong> (si ferma e guarda con perplessità la pilotina): &#8230;<br />
<strong>io</strong>: che c&#8217;è tesoro?<br />
<strong>Gian Burrasca</strong> (schiaccia la pilotina sul fondo della vasca e aspetta che si riempia di acqua): &#8230;<br />
<strong>io</strong>: &#8230;?&#8230;<br />
<strong>Gian Burrasca</strong> (guardando soddisfatto la barchetta cha giace nelle profondità): LELITTO (leggi: relitto)!!!<br />
<strong>io</strong>: &#8230;!&#8230;<br />
<strong>Gian Burrasca</strong> (prende la barca da pesca e lascia che anche quella si riempia d&#8217;acqua e affondi): &#8230;<br />
<strong>io</strong>: &#8230;???&#8230;<br />
<strong>Gian Burrasca</strong> (manovrando l&#8217;oggetto con compiacimento ancora maggiore): vvvvvvvvvvvvvvvvvvv&#8230; SOTTOMAINO (leggi: sottomarino)!!!<br />
<strong>io</strong>: &#8230;!!!&#8230;</p>
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